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Al Pronto Soccorso, Samuel,
senza un graffio ne una goccia di sangue versata, sembrava dormire,
ma la porta della vita si stava chiudendo alle sue spalle ed io, suo Padre, non volevo arrendermi; il mio Samuel non poteva finire
così.
Solo la speranza, riposta nella Fede. mi consentiva di non darmi
per vinto e non impazzire; in una scala della vita, scritta dalla
scienza medica, che andava da zero per le Persone sane fino a 25
per le Persone morte, Samuel aveva salito questi gradini così
di corsa che anche il 24,° raggiunto da ormai da diverse settimane,
stava per essere abbandonato per tornare a ricongiungersi a Dio.
Solo Lui sapeva quanta sofferenza, quante preghiere e quanta volontà
era servita per poterlo fermare ad un passo dalla morte.
La Morte, sorniona e ghignante, aspettava il momento propizio per
rapire mio Figlio ma io fortissimamente non volevo e lottavo contro
le diagnosi mediche che non lasciavano spazio neanche alla più
tenue speranza.
Iniziò cosi,' per 45 giorni, il calvario della Rianimazione
con Samuel che, in stato di coma vegetale, giaceva nel letto con
due sonde impiantate nel cranio per misurare il residuo spazio rimanente
per un possibile ritorno alla vita.
La situazione era impossibile e solo l' amore che nutrivo per Lui
mi obbligava a ripetermi ossessivamente che non poteva assolutamente
finire così.
Il ricovera a Mozzo (Bg) in un centro di riabilitazione non migliorò
la situazione che precipitò addirittura dapprima con il subentro
di una paresi irreversibile alla parte sx del corpo quindi piombo,'
nel più cupo sconforto, quando la risposta dei Medici sanzionò
che " Solo un miracolo poteva permettergli di uscire dal come
vegetale".
Il sole splendente, che aveva assistito all' incidente di mio Figlio,
s' era spento dal dolore e l' ECLISSE TOTALE DI SOLE che
ne era seguita non era ancora terminata in quanto il nero, che è
il colore della morte, dominava ancora sovrano.
Ma la Fede, la Speranza e la volontà di riaverlo mi obbligava
a non credere alla ineluttabilità della morte, perché,
solo se ci credi intensamente i miracoli, a volte, avvengono.
La lotta che intrapresi contro le sentenze dei Medici, che non lasciavano
alcuno spazio, mi fortificava sempre di più.
Non volevo che venisse scritta la parola fine sulla sua esistenza.
Quando venne dimesso dall' Ospedale, perché non c' era altro
da fare, non mi detti per sconfitto ma centuplicai la mia voglia
di salvarLo.
La presenza asfissiante alimentata dall' amore, il continuo stimolo
con tutti i mezzi possibili e la presenza degli Amici non gli permisero
di salire l' ultimo gradino che ancora mancava per raggiungere l'
infausta vetta.
La morte, come si fosse stancata di questa partita, allentò
un poco la sua attenzione ed improvvisamente incominciò a
ritornare la luce del sole.
Degli episodi che i Dottori dichiararono " inspiegabili "
ma che io definivo " prodigi " incominciarono ad accadere.
Il 21 giugno alle 20.30 mi apparve un arcobaleno, dipinto in un
cielo sereno,ed ebbi la sensazione che una voce mi dicesse che questo
era un ponte che univa due isole distanti e che ridava loro la vita.
Alle 22.30 una telefonata mi confermò che due ore prima Samuel
aveva aperto gli occhi e salutato i presenti ripiombando in seguito
ancora in coma .
Questo mi confermò che il viaggio di ritorno era iniziato
e ciò mi riempi di energia positiva. e di nuova determinazione.
C' era il suo amico del cuore Daimon, che io mandavo al posto mio
in rianimazione nei 45 giorni che era rischio di vita, e solo Dio
sa quanto ciò mi costasse convinto che la sua presenza gli
desse uno stimolo diverso dal mio e, quasi a ringraziarmi di tutto
questo, ,riusciva a raggiungerlo nel sonno del coma e quando parlava
a Samuel, questi ancora in coma vigile, alzava il braccio destro
e piangendo gli accarezzava il viso.
Il 6 agosto Daimon passò a salutarlo prima di partire per
la Spagna, alla sera ci accorgemmo che voleva dirci qualcosa, dapprima
mormorò qualcosa di incomprensibile poi, su nostra insistenza
riuscì a farsi capire e pronunciò
" DOMANI SI PARTE, DOMANI SI PARTE ".
E dalla parole registrate emerge una voce lontana, quasi fosse appesa
ad un filo del Destino .
"Domani si parte" segna l' inizio di una nuova sfida.
Samuel aveva dimostrato di voler tornare alla vita , di saper tenere
ben salde le redini che lo richiamavano a questo mondo.
A quel punto accompagnai Samuel nei maggiori centri specializzati
a Ferrara , Brescia a Fontanellato di Parma, ne seguii, giorno per
giorno, i progressi e ogni volta fu come una nuova rinascita, l'
entusiasmo mi offrì la carica per una nuova sfida .
Il futuro era un mistero, non potevo sapere come Samuel sarebbe
tornato in vita quali sarebbero state le sue condizioni.
E' un recupero seppur lento, sostenuto a volte unicamente dalla
Fede del Papà contro tutte le previsioni mediche e di semplice
buon senso iniziò a concretizzarsi.
Samuel quando tornò a riaprire gli occhi sul mondo, senza
alcuna spiegazione scientifica vide meglio di prima: ora gli mancano
due diottrie, prima gliene mancavano quattro.
Nell' agosto 98, in un ristorante di Cesenatico, volle assolutamente
sedersi su una sedia e, nonostante la diagnosi di paresi irreversibile
e quasi 3 anni di carrozzina, si alzò in piedi e, a fatica,
ma con determinazione, iniziò a camminare.
La carrozzella era già un ricordo quando a Brescia, Samuel
affrontò l' operazione al braccio sinistro; si trattava di
operare sull' osso del gomito e poi agire sui tendini, ritenuti
atrofizzati dalla paralisi
L' intervento doveva durare più di tre ore, io ero nella
cappella dell' Ospedale a pregare, una Suora mi rincuorò
e mi invitò a ritornare in reparto nonostante mancassero
ancora due ore alla durata prevista.
Rientrando in camera un Dottore mi informò che l' operazione
era terminata e che i tendini non erano stati trattati in quanto,
nonostante tre anni di paresi, essi non erano ancora atrofizzati.
Ormai, come un aquilone, mi libravo nell' aria orgoglioso della
gioia che trasmettevo a quelli che vedevano questo miracolo anche
se, ogni tanto, una tromba d' aria violenta ci trascinava a terra
e dovevamo ricercare immediatamente una corrente ascensionale che
ci riportasse in quota.
Drammatico fu il periodo che seguì al risveglio dal come
vigile, quando, a causa della sua aggressività, arrivò
addirittura a rompere con un calcio, il naso ad una signora che
lo accudiva.
Per contenerlo e difenderci dalla sua violenza dovevamo mettere
un guantone sulla mano e legare con lacci il braccio e la gamba
destra.
Lo sconforto, la disperazione fu tremenda ma la voglia di vivere
era tale che anche quella volta tornammo a veleggiare nel cielo
illuminato dal sole che era tornato a risplendere.
Per poterlo seguire meglio mi licenziai dall' azienda presso cui
lavoravo ed ora, ancora senza occupazione, posso dedicare tutto
il mio tempo al recupero di Samuel.
Grazie a ciò sono riuscito a riportarlo ad una qualità
di vita insperata, si è vero sono innamorato di Samuel, vivo
per Lui, lavoro per Lui, respiro per Lui.
Non avrei mai pensato che si potesse voler bene ad una persona in
modo così profondo.
E Lui, attaccato con la disperazione, a questo mondo, ricompare
dal cono d' ombra dell' ECLISSE TOTALE DI SOLE che sta finendo.
Il suo sorriso e la sua voglia di vivere, risplendendo di luce propria,
fanno ombra al sole stesso e, grazie all' aiuto di tutto e di tutti,
cerca di ritornare ad un livello di vita che sia degno di tale nome.
Oggi, a 7 anni da quei giorni, Samuel sta ripercorrendo, seppur
lentamente a ritroso quella scala che aveva scalato d' un balzo
quel 16 febbraio del 1996.
Il gradino più basso di quella scala è ancora lontano,
ma questo non è più così importante, quella
guerra contro la morte l' abbiamo vinto ed ora possiamo tornare
a cantare insieme la nostra canzone che diceva:
" Conto su di Te che hai la vita davanti,ma Io sento che l'importante
è nel cuore per amare conta su di Me come Io conto su di
Te".
News dall'Associazione Amici di Samuel:
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