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| "La
posizione di Cosenza si abbraccia con un solo sguardo. La città
è costruita su un ripido pendio , sopra il punto dove due fiumi,
provenienti dalle due opposte valli, confluiscono sotto un unico nome,
quello del Crati
Cosenza ha interessi e meraviglie che danno
la tentazione di girarla tutto il giorno. E' inadeguato chiamarla
pittoresca; a ogni passo, dall'inizio della strada principale al piede
della collina fino al severo castello medievale che ne corona la sommità,
c'è da stupirsi e da ammirare."
Così lo scrittore inglese George Gissing descriveva Cosenza
nel 1897
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La città,
denominata Consentia, affonda le sue radici nella civiltà greca.
Con enfasi venne apostrofata "l'Atene della Calabria". Meta
degli Itali, si narra che fu fondata da Brettio, figlio di Ercole,nel
365 a.C. Bruzio significa "schiavo resosi libero".
Il mito narrato da Pompeo Trogo e ripreso poi da Giustino narra che
i suoi abitanti assunsero il nome di Brettii in onore della donna
tramite la cui complicità espugnarono il campo dei soldati
di Dionisio II di Siracusa.
La città raggiunse presto l'apogeo della potenza e della ricchezza,
sebbene poco si sa del periodo che va dalla dominazione dei Brettii
agli interventi di Agatocle di Siracusa sino alla conquista romana
ai danni di Sanniti, Lucani e Brettiii.
Per ben quattro secoli (tra la tarda repubblica e il basso impero)
non v'è traccia nelle fonti letterarie della storia di Cosenza
se non qualche reminiscenza di Varrone e Plinio il Vecchio che ne
ricordano la fertilità del suolo e la bontà del vino.
L'episodio che sicuramente si lega alla storia di Cosenza è
la morte di Alarico, re dei Visigoti nel 410 d.C. Si narra che il
re, giunto nella città dei Bruzi malato di malaria, ivi sia
morto dopo aver razziato e devastato la città di Roma. Si dice
che fu sepolto nel Busento, insieme ai suoi tesori.. La leggenda si
è tramandata nei secoli, sebbene non fu mai ritrovata alcuna
traccia della tomba.
La città passò sotto il dominio bizantino prima, arabo
poi.
Proprio a quest'ultimo si fa risalire l'origine dei numerosi Casali
disseminati nel territorio, anche se si ritiene che il fenomeno sia
il risultato di un lento stratificarsi nel tempo.
Vi fu poi l'avvicendarsi del regno normanno-svevo e la transizione
a quello angioino. La repentina morte del sovrano Luigi III d'Angiò
incoraggiò i tentativi di conquista della Calabria da parte
di Alfonso d'Aragona .Durissima fu la repressione dei baroni che tentarono
di ribellarsi ai funzionari Aragonesi.
Ma la disfatta degli Aragonesi avvenuta a Seminara e a Cerignola aprì
la strada alla dominazione spagnola che perdurò sino al Settecento.
La città divenne sede della prestigiosa Accademia Parrasiana
fondata da Giovanni Paolo Parrasio, cenacolo che frequentarono Bernardio
Telesio, Sartorio Quattromani, l'arcivescovo Costanzo, e altre illustri
personalità .
Dalla cosiddetta "generazione telesiana" nacque la celebre
Accademia Cosentina, la più antica tra quelle esistenti in
Italia.
Nel Cinquecento Cosenza si sviluppò oltre il Crati e il Busento,
abbellendosi di magnifiche architetture civili e di un ingente patrimonio
religioso. Questo periodo si caratterizzò per un notevole traffico
della seta e dei prodotti dell'altopiano silano. Esso confluiva nella
famosa fiera franca della Maddalena, ospitata nel quartiere dei Rivocati
e che attirava mercanti da tutta l'Italia settentrionale, in particolar
modo da Genova.
Nel 1638 la città fu duramente colpita da un terribile terremoto
e successivamente dalla peste e dalla carestia. La città dovette
subire un secolo di decadenza caratterizzato dalla breve parentesi
del viceregno austriaco. La peste del 1743, la carestia del 1764 e
il terremoto del 1783 comportarono effetti disastrosi. Proprio in
quel frangente la città apprese della proclamazione della Repubblica
Partenopea da un dispaccio inviato da Francesco Saverio Salfi, illuminista
cosentino, nominato segretario di quel governo provvisorio.
Con il nuovo ordinamento francese la Calabria fu divisa in due province
e Cosenza divenne capoluogo della Calabria citeriore.
Sotto i francesi la città godette di un risveglio culturale
ed economico notevole.
Rilevante fu poi il ruolo dei cosentini nel Risorgimento; a testimonianza
di ciò la terribile storia dei fratelli Attilio ed Emilio bandiera,
che vennero fucilati nel Vallone di Rovito.
In questo luogo i Borboni erano soliti eseguire le esecuzioni.
Vi fu poi la partecipazione all'insurrezione progettata dopo lo sbarco
di Garibaldi a Marsala.
La città con il nuovo Regno conobbe un periodo di opulenza
e ricchezza intellettuale.
Notevoli personalità seppero dare lustro alla città,
modificata nella struttura urbana, anche con l'impulso dato all'edilizia
nel periodo fascista
Sino ai giorni nostri, alla Cosenza della rinascita culturale e archittettonica,
del Teatro Rendano e delle nuove infrastrutture che la rendono città
aperta allo scambio, alla tolleranza e ospitalità.
Una città da vivere e da scoprire, che offre al visitatore
magici scorci dall'intricato labirinto dei suoi vicoli stretti e tortuosi
e le cui bellezze inorgogliscono enormemente i suoi cittadini. |
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