Più fortunata la sorte dell’eremo di Montesiepi. La pianta della Chiesa, circolare, richiama i mausolei d’origine romana; il parato esterno alterna un alto basamento in pietra ad una zona bicroma a fasce di marmo e mattoni alternate per terminare con un ampio anello di soli mattoni. Sulla copertura venne costruita una lanterna del XVI secolo, mentre il campanile a vela appartiene al XIV secolo.
L’interno è particolarmente suggestivo per la semplicità dell’impianto e l’arditezza di alcune soluzioni architettoniche, come la cupola centrale che alterna, come all’esterno, file di pietra bianca a contrasto con il rosso dei mattoni. La pianta circolare è interrotta solo da un’abside intervallata da una stretta monofora. Al centro della rotonda spunta il masso in cui, secondo la tradizione, San Galgano infisse la spada.
All’edificio originario venne aggiunto nel 1340 un corpo rettangolare, addossato al lato nord, con volta a crociera spartita in quattro vani; il nuovo locale venne affrescato con un ciclo dedicato alle Storie della Vergine, eseguito da Ambrogio Lorenzetti e dalla sua bottega. Nella parete centrale è illustrata, nel registro superiore, una Maestà con angeli e santi; ai piedi della scena è raffigurata Eva distesa. .Nel registro inferiore è dipinta la Annunciazione.
Durante i restauri del 1966 furono recuperate le sinopie, che contribuiscono ad una lettura più approfondita del ciclo pittorico. Per quanto riguarda l’Annunciazione emergono divergenze con la versione poi realizzata a fresco: nella sinopia la Vergine appare quasi sconvolta dall’arrivo dell’Angelo e abbraccia la colonna, quasi a difendersi dall’improvvisa apparizione volgendo il volto. Tutto il ciclo è fortemente allusivo al tema della maternità che sembra riaffiorare nella figura di Eva dal ventre prominente sotto la veste leggera.
La raffigurazione della Maestà si ricollega alla visione di San Galgano che aveva contemplato la Vergine coi dodici apostoli: nella pittura di Ambrogio Lorenzetti compaiono Pietro, Paolo, Giovanni Battista, Giovanni Evangelista; le altre figure che sostituiscono gli apostoli della visione sono un pontefice (forse Lucio III che aveva canonizzato Galgano), e quattro monaci, di cui due cistercensi. La presenza di Ambrogio a Montesiepi, documentata nel 1331, conferma la datazione tarda del complesso, eseguito negli ultimi anni di attività dell’artista, prima della sua scomparsa avvenuta, quasi sicuramente nel 1348, durante la peste: da quell’anno infatti non si hanno più notizie del pittore.” >dalla targa esposta dal Comune.
Il luogo dal fascino straordinario sembra nascondere ancora dei segreti..
Ultimamente infatti sono state effettuate delle indagini metallografiche nella cappella ove si trova la spada nella roccia.
Si è rilevato come la storia di san Galgano preceda solo di qualche decennio il ciclo bretone di Re Artù e dei suoi nobili cavalieri. Ci si chiede se vi sia stata una interferenza dall’una o dall’altra parte. Ci si domanda ovvero se Galgano abbia ispirato il famoso ciclo o se siano stati i cavalieri Templari a influenzare la nascita in Toscana di un luogo importante per la ricerca del sacro Graal. |