Femministe, indipendenti, emancipate, post-moderne, anti-consumiste, rivoluzionarie, ecologiche, self-made-women, autonome, businesswomen...

Donne di oggi, quelle stesse donne che esigono un dono e un mazzo di fiori a San Valentino e la mimosa l’8 marzo!  E se non accade? Guai seri per gli uomini! E cosa raccontare poi alle amiche?

Si celebra, in questo giorno, la festa della donna. La ricorrenza è stata istituita in occasione della Conferenza dell'Internazionale socialista di Copenaghen.
Le sue origini sono piuttosto controverse. Secondo taluni, l’incendio nella fabbrica Cotton a New York sarebbe un falso storico.

Sono lontani quei tempi di lotte, rivendicazioni, scioperi per le condizioni di lavoro, manifestazioni per il riconoscimento di diritti fondamentali.
Dove sono quelle donne? Cosa resta di quei valori? Di quella grinta, di quella piena consapevolezza di sé e del mondo? Dove sono quegli ideali da portare avanti incondizionatamente? Le rivendicazioni di lotta, di giustizia e di parità?

Paradossalmente, in questo giorno, per rivendicare la propria femminilità le donne si ritrovano a comportarsi come gli uomini, scimmiottando un ruolo che non appartiene più neppure all’uomo moderno. Atteggiamenti assolutamente insulsi e offensivi per le stesse donne e per la ricorrenza, in quanto ne sviliscono il senso.
Quasi come se soltanto l’8 marzo fosse lecito andare fuori dai canoni, se in tal modo si può intendere un certo tipo di atteggiamento. Tutto ciò con buona pace di fiorai e dei gestori dei locali di ristorazione.

Paradossalmente sono quelle stesse donne che si proclamano libere, indipendenti ed emancipate ad occupare ruoli che non sono di loro competenza, acquisiti attraverso metodi sicuramente poco meritocratici.

Paradossalmente, l’8 marzo, le donne si ritrovano a cena, a chiacchierare come se fossero grandi amiche. Cosa c’è di peggio di una combriccola di donne che finge complicità in un atteggiamento assolutamente ipocrita l’una con l’altra?
Quanta e quanta falsità!
E’ proprio vero che la condivisione al femminile può esistere solo l’8 marzo!! Senza per questo generalizzare, beninteso.
Ma quanto una donna è disposta a condividere con un’altra a meno che non sia nettamente inferiore in qualità intellettuali e/o bellezza?

E poi, perché piuttosto non festeggiare con gli uomini il raggiungimento di una tanta agognata “parità”, se di questo si tratta? Parità, a ben vedere, che dovrebbe tenere nel dovuto conto l’unicità che caratterizza entrambi i sessi.

Che dire degli uomini… quotidianamente bistrattati e surclassati dalle donne!
Forse, se volessimo attenerci ai tempi moderni, si dovrebbe ripensare la distribuzione dei ruoli...

Ci sono donne,  che ancora oggi, sono costrette ad abdicare ai diritti civili per motivi religiosi o politici.
Le invisibili, ai margini delle strade, le donne sfigurate in Bangladesh, le mogli bambine in India… chi si cura di loro?

Come ha sottolineato oggi l’Onu l’uguaglianza rappresenta un traguardo irraggiungibile fin quando le donne non saranno libere da povertà e ingiustizie.

Sarebbe opportuno riflettere sulla violenza che ogni giorno viene perpetuata ai danni dei deboli. 
Sarebbe opportuno piuttosto indire una giornata della persona, una ricorrenza che ricordi l’individuo in quanto tale, in piena parità con gli altri indipendentemente dalle condizioni di partenza, dal sesso, dalla razza, lingua o religione.

Ma oggi non c’è tempo per la meditazione. Il consumismo ha trasformato persino il Natale in una festa pagana, tradendo quel rinnovamento spirituale che dovrebbe esserne alla base!

Buona ricorrenza dunque a chi festeggia nei locali di spogliarello maschile, se questo è il senso della festa!! Spettacolo poco edificante, e altrettanto poco gratificante nell’ottica della vera e propria trasgressione!

Un pensiero agli uomini abbandonati dalle proprie compagne, indispensabili amici e amanti nella nostra vita!

Se ti piace questo articolo
condividilo su FaceBook o su altri Social Network

|

[ (0) Commenta ] | [ (0) Trackback ]