Ambasciata d’Egitto - Ufficio Culturale
Associazione Socio-Culturale OcchiettiNeri

presentano la mostra artistica

Egitto: una rivoluzionaria primavera artistica tra passato presente e futuro

EGITTO: UNA RIVOLUZIONARIA PRIMAVERA ARTISTICA
TRA PASSATO, PRESENTE E FUTURO

di Alessandro Sammarra
a cura di Elisabetta Ricci

22 - 30 DICEMBRE 2011
CENTRO CULTURALE EGIZIANO via delle Terme di Traiano, 13 - Roma

Egitto: una rivoluzionaria primavera artistica tra passato presente e futuro

 

VERNISSAGE

L’Addetto Culturale il Prof. Taha Mattar è lieto di invitare la S.V. al vernissage della mostra artistica in collaborazione con l’Associazione Socio-Culturale “OcchiettiNeri”
che si terrà giorno 22 dicembre alle ore 18:00 presso il
CENTRO CULTURALE EGIZIANO via delle Terme di Traiano, 13 - ROMA.

L'invito del Prof.Taha Mattar, Addetto Culturale dell'Ambasciata d'Egitto a Roma

Invito Prof.Taha Mattar a Egitto: una rivoluzionaria primavera artistica tra passato presente e futuro

 

LA MOSTRA
a cura di Elisabetta Ricci

Un omaggio sofferto e lacerato quello di Sammarra all'Egitto e alla Rivoluzione in atto, un processo che non è ancora finito, al contrario, appena iniziato. Una profonda crisi che solleva numerosi interrogativi e che contribuisce a puntare i riflettori sul Paese arabo, per lungo tempo leader, caposaldo di prestigio che si ritrova a fare i conti con un delicato passaggio politico e sociale dai confini incerti e problematici.

Ben delineato è, invece, il filo rosso che nella mostra di Alessandro Sammarra unisce il mistero dell’antica civiltà, i fasti del passato e gli attuali sconvolgimenti. Da una visione classica, statica, possente dell’Egitto emergono gli strappi del presente lacerato dagli scontri, in un connubio passato-presente-futuro che non conosce scarto temporale, perché legato dalla temperie di un popolo fiero e coraggioso che combatte per gli ideali di pace e democrazia.

Le fenditure che attraversano le fotografie disvelano una realtà drammatica, soffocata da troppo tempo, che rompe con veemenza le barriere e gli schemi dell’oppressione.

Il Tempo, confinato in un Iperuranio imperturbabile, scorre in un’evoluzione che non conosce confini, e si proietta con immediatezza in un prossimo futuro di incertezze e di precarietà.

Eppure, la tecnica di Sammarra lascia emergere il dramma della lotta per la dignità dei popoli da una struttura possente, che, nonostante martoriata, ferita, lacerata, resiste agli sconvolgimenti e costituisce un valido porto sicuro cui le braccia forti dei giovani egiziani possono approdare.

Un messaggio dunque, doloroso e significativo, nonché esemplare per tutti i Paesi emergenti e non che seguono la scia rivoluzionaria, temprati dalla sofferenza e dalla passione.

In una geniale intuizione, Sammarra colloca il Sud del Mondo in primo piano, e la fa ispirandosi ad un compianto artista di Calabria, Mimmo Rotella, il quale a partire dagli anni '50 sperimenta il “manifesto lacerato”.

E un manifesto lacerato è “L’Egitto: una rivoluzionaria primavera artistica, tra passato, presente e futuro”, a testimonianza dell’impegno, militante, dell’artista, prestato al fianco di chi lotta, sul campo, per i propri diritti.

Attraverso un’attenta disamina delle opere di Sammarra si coglie un universo di simboli, significati e significanti che traccia un’ulteriore costellazione ideale dislocata su più piani di lettura.

Il numero delle tavole - tredici -  non è casuale, giacché rimanda al significato della fine di un ciclo. Tredici sono i mesi lunari in un anno, altresì il numero tredici annuncia la necessità dell’abbandono dei vecchi sistemi per assecondare il tempo del cambiamento.
Un nuovo inizio, dunque, per l'Egitto. Al pari di un rito di iniziazione, iniziato è anche il fruitore della mostra, che, carico di dolore e tensione fra finito e infinito, tra gioia e sofferenza, giunge al livello più alto della gerarchia: la consapevolezza. Esce dalla caverna abbacinato dai nuovi orizzonti che cadono sotto i suoi occhi.  Tredici, infatti, è anche come 12+1, ovvero sia la figura dell’iniziato, che prende visione delle tavole e acquisisce coscienza di valori rivendicati e ancora avvolti da un alone di incertezza. Libertà, Uguaglianza, Dignità umana.

La mostra è dunque una sferzata alle coscienze intorpidite e assopite, un richiamo alla militanza attiva.
Le tredici tavole rimandano alla ciclica ed eterna distruzione e creazione della vita. Una nuova vita per l'Egitto in un’ambiziosa opera strutturale di rinnovamento politico e sociale.

 

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