a cura di Anna Visca
Testi e Foto a cura di Anna Visca.
Si ringrazia per la gentile collaborazione.

 

 


Comune di Guardia Piemontese
Stazione Termale – Comunita’ Occitana
provincia di Cosenza

 

Provincia: Cosenza
Localita’: Guardia Piemontese – stazione termale – comunita’ occitana
Superficie in kmq: 17,97
Altitudine: 514
Abitanti: 1.839   (paese e marina)
Abitanti: 300  circa ( solo paese centro storico)
Denominazione abitanti: guardioli
C.a.p.: 87020

Risorse
L’economia prevalente di un tempo  era l’agricoltura e la pastorizia.
con il passare del tempo la gente ha abbandonato queste attivita’, cercando di fare fortuna altrove e molti partirono per le lontane americhe.
Successivamente verso gli anni ’60 emigrarono anche in germania, svizzera ecc….  oggi, invece,  l’economia  si base sui seguenti  settori:
termale – alberghiero- forestale - artigianale

Descrizione
Situato sul litorale tirrenico della provincia di Cosenza. confina con i comuni di: Fuscaldo, Fagnano C.llo, Cetraro e Acquappesa. Il territorio dopo una stretta striscia pianeggiante lungo il litorale sulla quale si adagia il lido di Guardia Piemontese marina tende a salire per le Terme Luigiane per poi proseguire in collina a 514 metri di altitudine dove si trova il capoluogo.

Cenni storici
Guardia Piemontese sorge su un colle a 514 metri sul livello del mare. Gia’ Casale di Fuscaldo fu fondato nel 1375 circa da popolazione di origine valdese provenienti dalle Valli del Piemonte (Val d’Angrogna, Val Pragelato) condotti in Calabria da Bernardo Zanino del Poggio Nobile Lombardo che aveva ricevuto da Carlo I° d’Angio’ Re di Napoli alcuni possedimenti in Calabria come ricompensa di guerra. Giunti in Calabria in numero sempre piu’ numeroso si stanziarono anche in altri paesi della provincia di Cosenza come: Montalto Uffugo, Vaccarizzo, San Sisto dei Valdesi e San Vincenzo la Costa. Successivamente ottennero dal Marchese Spinelli di Fuscaldo la concessione di edificare in un luogo del suo feudo chiamato prima “la guardia” poi “guardia lombarda” e solo nel 1863 assunse l’attuale nome di “Guardia Piemontese”. Vissero in pace per tre’  secoli circa dedicandosi all’agricoltura, pastorizia, curando uliveti, ficheti e vigneti. Ad un certo punto l’inquisizione cattolica li perseguito’ anche in Calabria. Nel 1561 in seguito alle persecuzioni dei valdesi, ormai seguaci di calvino a Guardia Piemontese avvenne la strage contro questa comunita’ con danni in termini umani, nella notte del 5 giugno di quello stesso anno i valdesi vennero perseguitati e la maggior parte uccisi. Di tutte le colonie valdesi presenti in Calabria l’unica a sopravvivere fu quella di Guardia Piemontese anche se a dure restrizioni di tipo religioso. I superstiti scampati al massacro furono costretti a convertirsi con la forza al cattolicesimo. Oggi a ricordo di quel tragico eccidio la porta principale d’ingresso viene chiamata dal 5 giugno 1561 “la porta del sangue”. si parla ancora oggi la lingua occitana e rappresenta una delle piu’ importanti zone etniche – linguistiche della Calabria 

MANIFESTAZIONE

GIORNO

DESCRIZIONE

Festa dell’Epifania
“Bella Stella”

06 gennaio

Processione con fiaccolata per le suggestive vie del centro storico che accompagna i Magi nel loro cammino. Il centro storico si trasforma in un gioco di luci spettacolari. La Stella Cometa guida il cammino dei Magi fino alla Chiesa di S. Andrea Apostolo. I Magi arrivano all’Altare Maggiore dove si trova il sacerdote che celebra la Messa, e c’è anche la Sacra Famiglia, rappresentata da una coppia di giovani con il loro bambino l’ultimo nato in paese. Al termine della Santa Messa ogni persona si disporrà in fila e si avvierà verso la grotta della natività e tutti baceranno ed adoreranno il Bambinello. 

Venerdì Santo

 

Processione accompagnata dai ragazzi che suonano le tipiche “Troussoule” strumenti tradizionali.
Segue la Messa con i riti della passione di Cristo.

Primavera Occitana

Mese di aprile

Manifestazione con scambi culturali con le scuole del Piemonte e quelle di Guardia Piemontese.

Corpus Domini

 

Santa Messa con processione. Esposizione ai balconi delle più belle coperte. Preparazione in ogni vicolo del borgo di altari addobbati con coperte e lenzuola ricamate. Le strade sono infiorate con petali di vari fiori, da dove passerà la processione.

Santa Maria Goretti

Mese di luglio

Festa patronale di Guardia Piemontese Marina. Santa Messa, processione, giochi e spettacolo in piazza.

 

Settimana Occitana

 

Mese di Agosto

Manifestazione arrivata già alla 5^ edizione.
Organizzata dall’Amministrazione Comunale di Guardia Piemontese e dalla Provincia di Cosenza Assessorato alle minoranze linguistiche.
Sarà caratterizzata da una serie di spettacoli e conferenze allo scopo della riscoperta dei valori culturali e alle numerose iniziative previste nel ricco programma

B.V. del Rosario

1^ domenica di ottobre

Festa religiosa con Santa Messa, processione per le vie del Centro Storico di Guardia P.se Paese, giochi e spettacolo in Piazza.

 

Festa di Halloween

31 ottobre

Sfilata con i bambini per le suggestive vie del centro storico di Guardia P.se. Festa per la gioia dei bambini.

S. Andrea Apostolo

30 Novembre

Festa patronale di Guardia Piemontese Paese.
Santa Messa con processione seguita dalla Banda Musicale. Stand per il suggestivo centro storico. Giochi, spettacolo e fuochi pirotecnici.

Festività Natalizie

24 dicembre

Babbo Natale porta i doni messi nella slitta ai bambini. Musiche tradizionali natalizie accompagnano il suo cammino. I bambini vengono avvisati che sta arrivando Babbo Natale dal suono della campanella. I genitori celebrano la festa con fotografie e filmini per suggellare questo avvenimento.

 

STORIA DEI VALDESI
SOMMARIO CRONOLOGICO

1173-conversione di pietro valdo fondatore del movimento valdese
1176-inizio della predicazione
1179-valdo a roma al 3° concilio lateranense
1184-al concilio di verona scomunica del valdismo
1215-al 4° concilio lateranense nuova scomunica
1217-morte di valdo in boemia
1315-arrivo dei valdesi in calabria guidati da bernardo zanino del poggio, nobile lombardo investito da re carlo d’angio’ del feudo di fuscaldo per meriti di guerra.
Concessione del feudo di guardia piemontese alla comunita’ valdese da parte del marchese salvatore spinelli di fuscaldo
1532-sinodo di chanforan angrogna in piemonte. I valdesi si incontrano con la riforma protestante prendendo forza e pensiero dalla teologia di giovanni calvino
1555-costruzione nelle valli piemontesi dei primi templi. Scissione chiesa cattolica. Affermazione principio liberta’ e di culto
1556-venuta in calabria e anche a guardia piemontese del barba gilles dei gilles consigliando prudenza ai valdesi
1557-venuta del barba stefano negrin nella comunita’ valdese di guardia piemontese
1558-venuta del pastore piemontese giacomo bonelli
1559-venuta in calabria del predicatore cunese giovan luigi pascale e del predicatore marco usceglio
02 maggio 1559-giovan luigi pascale viene incarcerato insieme al predicatore marco usceglio nelle carceri di Fuscaldo
Gennaio-1560-giovan luigi pascale viene trasferito insieme agli altri due predicatori marco usceglio e stefano negrin da fuscaldo a cosenza
15 aprile 1560-giovan luigi pascale viene trasferito da cosenza a napoli - via terra – nove ore di cammino
15 maggio 1560-giovan luigi pascale viene rinchiuso nelle carceri di tor di nona a roma. Visita del fratello cattolico bartolomeo. Tentativo di conversione.
16 settembre 1560-giovan luigi pascale viene condannato come eretico arso vivo sul rogo a castel sant’angelo a roma e le sue ceneri buttate nel tevere
Novembre 1560-venuta in calabria dell’inquisitore domenicano valerio malvicino. Tentativo di conversione . Opera di convincimento
05 giugno 1561-strage contro i valdesi di guardia piemontese complicita’ del marchese salvatore spinelli.
La presa di guardia piemontese avvenne con uno stratagemma così descritta negli “avvisi del reame di napoli”…..rimanendo fermi nella loro ostinazione fecero si che la corte precedé contro di loro con ogni dovuto rigor di giustizia. E per quelli della guardia fu dato il pesi allo spinelli che ne era il padrone……costui, considerando quelle terre esser in loco alto e sicuro, onde avrebbe troppo a che fare a vincerla con la forza pensò di usare l’inganno. Prese 50 uomini di fuscaldo suoi vassalli, dei quali si fidava assai e sotto il nome di delinquenti comuni li mandò incatenati a “la guardia” come prigionia sicura. Mandò con essi, come guardiani altri giovani tutti armati segretamente. Costoro entrati nella guardia, senza difficoltà se ne impadronirono, e con le catene dei loro compagni incatenarono i capi di quella terra. Poi avvisarono lo spinelli che attendeva in loco vicino, con altri trecento armati, furono così fatti prigionieri tutti gli altri. Furono chi scannati, chi segato a metà, chi buttato da un’altissima balza”.
Molti in quella notte furono uccisi ed il sangue di quei poveri valdesi scese da monte a valle, fino ad arrivare alla porta principale del paese che dal 5 giugno 1561 (anno della strage) venne chiamata “porta del sangue”, a ricordo di quell’eccidio.

I  superstiti scampati al massacro si convertirono con la forza al cattolicesimo e furono sottoposti a pene severissime:

  1. Furono vietati i matrimoni per 25 anni tra valdesi;
  2. Non potevano riunirsi con piu’ di sei persone;
  3. Agli uomini venne imposto il “sambenito” (abitello giallo con una croce rossa al centro sul davanti e sul di dietro);
  4. Ascoltare la messa ogni giorno;
  5. Alle donne venne imposto un copricapo chiamato “il penaglio”;
  6. I portoni delle case furono dotati di uno “spioncino” apribile solo dalla parte esterna.
  7. Divieto di parlare la “lingua occitana”

1600-fondazione convento dei domenicani
1616-consacrazione del convento
1798-anno fino a cui i domenicani rimasero a guardia piemontese 

 

STORIA E ORIGINI DI GUARDIA PIEMONTESE

Il territorio di Guardia Piemontese è situato sul litorale tirrenico della provincia di Cosenza, a nord di Paola, che è il centro più importante della zona.
Confina con i comuni di: Fuscaldo, Fagnano Castello, Cetraro e Acquappesa.
I fiumi o meglio le “fiumare” Lavandaia a sud e Bagni a nord, delimitano il confine rispettivamente con Fuscaldo e quasi totalmente con Acquappesa.
Guardia possiede vasti territori al di là del fiume Bagni, come le “timpe” della Mortilla e il “vallone” Callio.
Il territorio del Comune, dopo una stretta striscia pianeggiante lungo il litorale, sulla quale si adagia il lido di Guardia, tende a salire prima in collina (a 514 mt. di altitudine si trova il capoluogo) e poi in montagna fino a raggiungere gli altri 1000 mt. del Monte Nicolino.
La storia, le tradizioni, gli usi e costumi e gli approfonditi studi etnografici, testimoniano, che la popolazione di Guardia Piemontese trae le sue origini dai Valdesi che ancora abitano le Valli Piemontese delle Alpi Cozie (Val Pinerolo, Val Pellice, Val D’Angrogna) e anche delle Alpi Marittime.
Il movimento religioso valdese, prende nome da Pietro Valdo, ricco mercante di Lione che in seguito ad una crisi spirituale si spogliò dei suoi averi e si dedicò alla predicazione del Vangelo, riunendo intorno a se un gran numero di seguaci, noti come i “Poveri di Lione”.
Essi non accettano il Papato e la gerarchia ecclesiastica, rifiutano il purgatorio, le indulgenze, l’intercessione della Vergine e dei Santi.
In occasione del Concilio Laterano III del 1179, Pietro Valdo e i suoi seguaci, chiesero il riconoscimento del loro programma, chiedendo anche di poter predicare il Vangelo, ma questo fu loro negato, perché la Chiesa Cattolica lo considerava peculiarità dei sacerdoti. Poiché Valdo e i suoi seguaci insistevano nel predicare il Vangelo, furono cacciati da Lione, disperdendosi attraverso la Francia Meridionale e l’Italia Settentrionale. Le loro idee si diffusero rapidamente, dapprima nel sud della Francia poi nell’Italia del Nord e successivamente al di là delle Alpi, attraverso tutti i paesi di lingua tedesca fino al Baltico, fu per questo che nel 1184 il Concilio di Verona li scomunicò e vennero condannati come eretici.
I seguaci di Valdo si rifugiarono così in alcune zone delle valli alpine del Chisone, del Pellice, e della Val D’Angrogna, cosicchè le valli del Piemonte subirono un forte sovrappopolamento e tra il XIII e il XIV sec. molti per snellire la grave situazione, decisero di intraprendere il viaggio verso la Calabria, con l’aiuto di Zanino del Poggio, di origine lombardo, che avrebbe ricevuto da Carlo I d’Angiò alcuni possedimenti in Calabria come ricompensa di guerra. Egli offrì ai Valdesi terre vacanti e fertili, e pagando un minimo tributo, avrebbero costituito una comunità a se, abitando a parte rispetto ai calabresi delle zone.
L’emigrazione dei Valdesi verso la Calabria sembra legata al fattore strettamente economico.
Giunti in Calabria ed essendo numerosi si stabilirono in diversi paesi fra i quali: San Vincenzo la Costa, Rose, Argentina, Montalto Uffugo e infine a Guardia Piemontese.
Il territorio di Guardia Piemontese, all’epoca apparteneva al Marchese Salvatore Spinelli di Fuscaldo, che concesse ai Valdesi l’edificazione del suo feudo, dove sorgeva fin dall’anno mille circa, una torre di avvistamento delle navi saracene che in quel periodo infestavano il Mediterraneo. Era dunque una “torre di guardia”, fra le più importanti di tutto un sistema di torri dislocate lungo la fascia tirrenica.
Da qui il nome di La Guardia dato alla località. Da una feritoia a nord si poteva inquadrare esattamente una torre simile situata nei pressi di capo Bonifati, e da un’altra feritoia a sud si inquadrava un’identica torre situata a Paola. In caso di avvistamento delle navi saracene dalla feritoia si faceva uscire del fumo, se era giorno, e del fuoco se l’avvistamento era di notte, ciò consentiva di avvisare le altre torri e dare l’allarme alle popolazioni. Successivamente venne chiamata Guardia Piemontese, perché tale era l’origine della gente che lo abitava.
Caratteristiche del paese sono le abitazioni costruite ad un solo piano, in seguito fu permesso di cingere di mura il paese. Le porte si aprivano all’alba, per poi essere chiuse al tramonto, e chi non rientrava prima del tramonto, era costretto a rimanere fuori e trascorrere la notte in una casa distante dal paese chiamata “casalena”.
In questo territorio per oltre trè secoli vissero tranquillamente dedicandosi all’agricoltura, alla pastorizia, curando la coltivazione di uliveti, vigneti, del cotone, della canapa e agli allevamenti dei bachi da seta e degli ovini per la lana. Le donne del paese, infatti erano molto abili nella produzione di seta, cotone lana e canapa. Per evitare complicazioni in un primo tempo, la comunità valdese di Guardia seguiva le pratiche di culto cattolico, facendo battezzare i loro figli da preti cattolici, ma in famiglia leggevano la Bibbia da soli, senza partecipare alla messa domenicale.
La storia chiamerà questo atteggiamento “Nicodenismo”
Il comportamento dei Valdesi cambia dopo il Sinodo di Chanforan (Angrogna) nel 1532, dove si incontrano con la riforma protestante, prendendo forza e pensiero dalla teologia di Calvino, che con la riforma di Ginevra, lanciò attraverso l’Europa la sua campagna di evangelizzazione. Fu così che nel 1555 i valdesi delle valli Piemontesi costruirono i loro primi templi e organizzarono le loro prime comunità, dichiarando così la separazione dalla Chiesa Cattolica e affermando il principio della libertà di coscienza e di culto.
Dalle valli fu inviato a Guardia il barba Stefano Negrin (Negrino) di Bobbio, il quale rimase impressionato dal fervore religioso di questa gente, tanto che inviò una delegazione di guardioli a Ginevra per chiedere un nuovo ministro consacrato in quella città, insieme ad alcuni maestri di scuola. A capo della delegazione guardiola era Marco Usceglio, ma il barba Giglio de Gigli piemontese sceso in Calabria, sconsigliò i guardioli dall’insistere sulle richieste e fece loro presente i pericoli cui andavano incontro dato che si facevano sempre più numerosi i tribunali d’inquisizione voluti da Filippo II di Spagna.
Ma i Valdesi di Calabria insistettero, tanto che Calvino in persona si interessò alle loro richieste. Nei primi mesi del 1559 i Barba Giacomo Bonelli e Gian Luigi Pascale presero la strada per la Calabria.
La sorte del Bonelli fu terribile, arrestato in un primo tempo a Battipaglia, fu poi liberato ed andò in Sicilia. Giunto a Messina fu arrestato nuovamente e poi arso vivo sul rogo il 18 febbario 1560.
Il pastore Gian Luigi Pascale invece, giunse nella primavera del 1559 nel comprensorio cosentino, dedicandosi alla missione apostolica e con le sue prediche e consigli risvegliò, nei Valdesi di Calabria il desiderio di professare la loro fede liberamente. Tutto questo però, destò timore e preoccupazione, attirando su di se e sui paesi in cui predicava, l’attenzione del clero nella figura dell’Abate Anania cappellano della famiglia Spinelli. Egli informò il clero romano sulla grave situazione delle terre “eretiche” e ottenne dal Cardinale Michele Ghisleri divenuto poi Papa Pio V il permesso di procedere contro i Valdesi con i metodi dell’Inquisizione. Il Marchese Spinelli che fino a quel punto aveva lasciato tranquilli i Valdesi, non potendo essere sospettato dall’Inquisizione, ritenne opportuno ricorrere a misure di rigore. Fece chiamare al suo cospetto alcuni dei suoi autorevoli predicatori, fra questi c’erano però anche Marco Usceglio e Gian Luigi Pascale. Così mentre il resto del gruppo veniva rilasciato i due predicatori rimasero e furono sottoposti a interrogatori, ma risultò vano il tentativo di convertirli, furono rinchiusi nelle carceri di Fuscaldo, dopo otto lunghi mesi, il 7 febbraio 1560 furono trasferiti a Cosenza nelle carceri della Curia. Del predicatore Marco Usceglio si sa che fu nuovamente sottoposto a torture per ottenere la sua abiura, ma non si conosce la fine. Il pastore Gian Luigi Pascale, per ordine del Vicerè di Napoli Afan de Ribeira fu trasferito a Napoli e poi nelle carceri di Roma dove il 16 settembre del 1560 fu arso vivo sul rogo a Castel Sant’Angelo e le sue ceneri buttate nel Tevere.
Morto il Pascale la situazione dei Valdesi precipitò con l’arrivo a Cosenza dell’inquisitore domenicano Valerio Malvicino, il quale venne incaricato di scoprire e condannare “eresie”, ed “eretici”. Giunto, prima a Montalto, poi a San Sisto dei Valdesi e infine a Guardia Piemontese, iniziò la sua opera di convincimento, affinchè i Valdesi si convertissero al cattolicesimo, ma tutto questo fu inutile. Il Malvicino chiese aiuto, al Vicerè di Calabria e bandì contro di loro una vera crociata. Fu organizzato un piccolo ma feroce esercito formato da delinquenti comuni usciti dalle galere calabresi, ai quali era stato promesso loro il perdono e ricchezze se si fossero dimostrati spietati nei confronti dei Valdesi. Data la posizione topografica su cui sorgeva il borgo, fu  molto difficoltoso condurre un attacco rapido. La presa di Guardia Piemontese avvenne con uno stratagemma così descritta negli “avvisi del reame di Napoli”…..rimanendo fermi nella loro ostinazione fecero si che la corte precedé contro di loro con ogni dovuto rigor di giustizia. E per quelli della Guardia fu dato il pesi allo Spinelli che ne era il padrone……Costui, considerando quelle terre esser in loco alto e sicuro, onde avrebbe troppo a che fare a vincerla con la forza pensò di usare l’inganno. Prese 50 uomini di Fuscaldo suoi vassalli, dei quali si fidava assai e sotto il nome di delinquenti comuni li mandò incatenati a “la Guardia” come prigionia sicura. Mandò con essi, come guardiani altri giovani tutti armati segretamente. Costoro entrati nella Guardia, senza difficoltà se ne impadronirono, e con le catene dei loro compagni incatenarono i capi di quella terra. Poi avvisarono lo Spinelli che attendeva in loco vicino, con altri trecento armati, furono così fatti prigionieri tutti gli altri. Furono chi scannati, chi segato a metà, chi buttato da un’altissima balza”.
Molti in quella notte furono uccisi anche a Guardia ed il sangue di quei poveri Valdesi scese da monte a valle, fino ad arrivare alla porta principale del paese che dal 5 giugno 1561 (anno della strage) venne chiamata “Porta del sangue”, a ricordo di quello eccidio.
Di tutte le colonie valdesi in Calabria, l’unica a sopravvivere fu quella di Guardia Piemontese, dove furono raggruppati tutti i sopravvissuti scampati al massacro che dovettero convertirsi con la forza al cattolicesimo. Fu fatto loro dono della vita e sottoposti a pene severe tra le quali:

  • Furono vietati i matrimoni tra valdesi per 25 e le riunioni con più di sei valdesi;
  • Agli uomini fu imposto di indossare il “sambenito” (abitello giallo con una croce rossa al centro, sul davanti e sul di dietro);
  • Fu imposto loro di ascoltare la messa ogni giorno;
  • Alle donne che indossavano il tradizionale costume venne imposto come pena un copricapo chiamato “penaglio”;
  • Fu vietata di parlare tra di loro la “lingua Occitana”.

Nel 1600 venne fondato il Convento dei domenicano, consacrato nel 1616. L’attività dei frati domenicani, rimasti nel borgo fino al 1798, rappresenta un punto fondamentale nella storia guardiola. Essi controllavano severamente la vita pubblica e privata degli ex eretici. Il controllo severo e costante dei frati invase la vita familiare, i portoni delle case furono dotati di uno sportellino munito di serratura esterna, in modo che i frati potessero controllare che non venissero praticati riti considerati eretici.
Il borgo di Guardia gradualmente finì con l’adottare riti, tradizioni e usi tipicamente cattolici.
Oggi non si pratica nessuna festa di origine valdese, rimane solo un importantissimo reperto: la lingua occitana, che nonostante fosse stata vietata è riuscita a sopravvivere fino ai nostri giorni, facendo di Guardia l’unica isola linguistica occitana della Calabria.


Antico forno a legna


Banchetto del calzolaio


Porta con spioncino

Filatrice costume di Guardia Piemontese anni '50

Macchina da cucire

Panorama

Insalatiera - Terrina - Scolapasta

Letto a baldacchino

Porta del Sangue

Focolare domestico interno al Museo

Ragazza in costume al carruggio 1988
 

 

LA CIVILTA’ CONTADINA RACCOLTA IN UN MUSEO

VISCA ANNA Operatrice Culturale e Responsabile “Museo della Civiltà Contadina”
Orario Apertura: da luglio a settembre tutti i pomeriggi dalle ore 17,30 alle ore 20,30
Per informazioni e visite guidate telefonare ai seguenti numeri: 0982/94663 Casa
0982/94046 Municipio dalle ore 08,00 alle ore 12,30.
e-mail: anna.visca [chiocciola] virgilio.it
e-mail: annavisca27 [chiocciola] libero.it

Guardia Piemontese isola linguistica occitana , di origine Valdese, oltre al suo patrimonio storico, presenta un’altra realtà ben visibile.
Nel periodo estivo questo piccolo paese è meta di molti turisti attratti soprattutto dalla sua tragica storia, che trova nella porta principale d’ingresso, chiamata appunto “PORTA DEL SANGUE” il ricordo di quell’eccidio.
Ma in questi anni è nata un’iniziativa che da la possibilità al turista di soffermarsi di più a Guardia Piemontese. L’iniziativa è racchiusa nel “MUSEO DELLA CIVILTA CONTADINA” che non è altro che la ricostruzione della casa simbolo dell’antica civiltà contadina.
L’idea di questa iniziativa è nata nell’aprile del 1989 da un gruppo di ragazze (compresa io) che lavoravamo per conto della regione Calabria ad un progetto soggetto proponente il Comune di Guardia Piemontese progetto 179 riguardante il recupero e la difesa della lingua occitana e i suoi valori culturali.
In quel periodo giunse la notizia che in un paesino in provincia di Foggia chiamato Faeto si parlava il “franco provenzale” una lingua che presentava delle similitudini con la nostra.
Così si decise di andare in quel paese per fare il confronto con la loro lingua.
In quel viaggio ci accompagnarono il Sindaco di Guardia Piemontese Saverio Rocchetti che mise subito a disposizione lo scuolabus e il prof. Eros Marcello Gai. 
In effetti si notarono molto somiglianze con la loro lingua.
Ma fu soprattutto visitando il museo della civiltà contadina di Faeto che colpiti nel vedere tutti quegli oggetti che rappresentano un passato ormai scomparso, nacque l’idea di farne uno simile anche a Guardia Piemontese:
Inaugurato nell’agosto del 1989, esso si è potuto realizzare grazie alle donazioni della varia oggettistica locale da parte dei cittadini di Guardia.
La scelta della casa è caduta su una delle più vetuste di Guardia, in essa le varie stanze sono tutte arredate con oggettistica di fattura artigianale.
Si parte visitando prima l’antica stanza da letto (chambre da leit) dove si può ammirare il letto con baldacchino e saccone imbottito con foglie di granturco, un’antica culla a dondolo e altri oggetti.
Al piano superiore, invece si può visitare l’antica cucina (coucchine) con focolare domestico senza la canna fumaria e altri utensili antichi.
Continuando la visita si arriva alla sala espositiva(sale esphositive) dove è raccolta altra oggettistica, fra cui è possibile ammirare i due costumi tradizionali che le donne indossavano all’epoca e il costume di Torre Pellice cittadina gemellata con Guardia Piemontese offerto dai coniugi Archilet.
Nell’altro piano superiore si può visitare la soffitta (dammoun) in cui si trovano l’antico forno anch’esso senza canna fumaria, una vecchia macchina da cucire e altri interessanti oggetti.
Infine l’ultima stanza da vedere è la stalla con la cantina (schtalle e cantine) dove sono raggruppati tutti gli attrezzi che usavano anticamente i contadini e altra oggettistica dell’epoca.
Ogni stanza del museo racchiude una parte di storia e ogni oggetto porta il nome il lingua occitana. Bisogna ricordare inoltre che le dure fatiche e i lavori umili della “civiltà contadina” non possono e non devono andare perduti e il museo di Guardia offre l’occasione al turista di ricordarle almeno per un giorno. La popolazione di Guardia Piemontese, infatti con la donazione di tutti gli oggetti ha fatto in modo che questi non finissero nel dimenticatoio, anzi grazie al museo hanno recuperato e acquistato la “memoria storica” che appartiene soprattutto alla gente che l’ha vissuta, ma che è interessante far riscoprire alle nuove generazioni. Il museo infatti si ripropone di far conoscere specialmente ai giovani la vita e gli usi dell’antica  civiltà contadina, travagliata da problemi e da dure lotte per la terra che all’epoca rappresentava l’unica fonte di sopravvivenza. Si ritrovavano anche quei valori di unione e affettività tipici di una civiltà povera e umile, che oggi non si ritrovano nelle famiglie moderne, e forse meditando da quel passato si riuscirà a trovare la consapevolezza e il buon senso per un futuro migliore.
La realizzazione del museo della civiltà contadina di Guardia Piemontese, ci consente di conoscere quel passato spesso triste e pieno di sofferenze.
Anche questo credo faccia parte del nostro patrimonio da tutelare e conservare.

 

IL COSTUME NELLA TRADIZIONE GUARDIOLA

Guardia Piemontese oltre a conservare il suo patrimonio storico – linguistico è caratterizzato da un altro elemento importante, l’unico legame con il mondo Occitano che si identifica nel costume femminile.
Nel Costume si evidenziano infatti le abitudini, le usanze, le tradizioni di un passato ormai lontano da noi, ma che fa parte del nostro patrimonio da valorizzare e conservare.
Il costume che le donne guardiole anticamente indossavano, è fra i costumi calabresi uno dei più belli; esso rappresenta la severità perché copre le forme del corpo adattandosi alla religione evangelica che ha come fondamento la semplicità e l’illibatezza dei costumi.
Il suo fascino è avvolto nelle sue misteriose origini, da parte valdese si è voluto evidenziare l’antico costume delle valli occitane come prova della provenienza dei coloni giunti da diverse zone.
Da parte guardiola, invece lo si considera come una sopravvivenza delle sanzioni imposte dopo i tragici avvenimenti del 1561.
Il costume di Guardia Piemontese si differenzia in due tipi:

  • Quello da sposa chiamato “DORN”
  • Quello giornaliero chiamato “TRAMOUNTANE”

                                                       
Quest’ultimo nome ricorda l’appellativo di Ultramontani, mettendo bene in evidenza il fatto che tale popolo proveniva da oltre i monti, ed esattamente da oltre le Alpi.
I pezzi dei due costumi sono identici, si differenziano soltanto dalla stoffa.
Quello giornaliero è confezionato con stoffa meno pregiata come il cotone, il panno ecc….e i suoi colori sono principalmente scuri, come il verdone e il marrone molto cupo.
Il costume da sposa, invece rappresentava la dote della ragazza guardiola, ed era l’unica dote che la donna portava al momento del matrimonio. Veniva confezionato con stoffa molta pregiata (seta, damadoro ecc….).

      I pezzi che lo compongono sono i seguenti:

  • Una camicia bianca CHAMMIZE lunga fino al ginocchio, con colletto rotondo, che prende il nome di COULARETT se direttamente attaccato alla camicia, mentre se apposto successivamente veniva chiamato GOURGIERE, la camicia ha maniche lunghe con sbuffi chiamati BOFF lavorati a mano.

Un sottabito CAMMEZUOLE con la parte superiore chiamata COURPETT che scende fino al polpaccio, di colore rosso, aperto anteriormente fino al ventre.

  • Un abito GOUNNELL di uguale lunghezza del sottabito di colore verde o blu. Privo di vita con spalline strette chiamate BESHETT e una profonda apertura che scende fino al ventre. Sul retro del costume si possono ammirare tante piccole piegoline chiamate le NGRIPP. Tali piegoline scendono e tendono ad ingrandirsi formando così delle pieghe più grandi chiamate NGAPP.
  • Un grembiule FODDILE di vari colori predominate il rosso o nero se da lutto, annodato al di sopra del seno con dei legacci che passano al di sotto delle ascelle, girando sul dorso per essere annodati con un fiocco sul davanti a sinistra. Nasconde e mortifica le linee del corpo e provoca l’abbassamento delle mammelle.
  • Le mezze maniche MEZE MANU che vanno dal polso al gomito, di colore rosso con risvolti del colore dell’abito, allacciate alle spalline del sottabito con due nastri che formano in alto degli adornamenti a forma di rose chiamati GALLOUN, tra i quali esce lo sbuffo delle maniche della camicia. I legacci che legano le maniche e il grembiule, sono di colore dorato.
  • Il penaglio PENALH copricapo che ha la forma di sella di bicicletta, considerato simbolo di penitenza, imposto dopo la strage del 1561, è ricoperto da un nastro che prende il nome di CHIBELERIE intorno al quale si raccolgono i capelli divisi al centro, e intrecciate con fettucce dette SHTACCE. Le donne dormivano con il penaglio che strappava a lungo andare i capelli, facendole diventare calve.    
  • Un fazzoletto chiamato MOUCCALOURE DE LA TESHTE che copre l’acconciatura e scende giù per la schiena è formato  da un velo bianco detto LENOE. Nell’abito giornaliero invece si annoda sotto la nuca. Durante il lutto si sostituivano all’abito alcune parti di colore nero, come le mezze maniche, il grembiule, il grande fazzoletto (in questo periodo veniva usato un fazzoletto di colore marrone scuro con un angolo più lungo, che legato al penaglio scendeva giù per le spalle chiamato LA PATT.
  • Spesse volte anche gli orecchini venivano ricoperti con del tessuto nero, ma il vero segno di lutto era evidenziato da una fascia nera che si metteva tra l’abito esterno e il sottabito, al di sopra della legatura del grembiule. Nei casi di morte violenta o per morte di un consanguineo, l’abito era tutto di colore nero.

Ormai il tradizionale costume giornaliero TRAMOUNTANE non viene più indossato da nessuno, essendo morta nel 1992 l’ultima donna anziana che seguiva la tradizione. Oggi il costume è del tutto scomparso, anche perché secondo l’antica usanza le donne anziane morte venivano seppellite con l’abbigliamento tradizionale.
Soltanto pochissime famiglie lo conservano gelosamente.
Anticamente era considerato un vestito l’unico indumento che le donne indossavano.
Oggi i Costumi si indossano in alcune occasioni particolari.
Entrambi i costumi originali si possono ammirare nel Museo della Civiltà Contadina di Guardia Piemontese aperto da luglio a settembre dalle ore 17,30 alle ore 20,30.
Oltre ai due costumi tradizionali di Guardia Piemontese nel Museo della Civiltà Contadina si può ammirare anche il Costume tradizionale di Torre Pellice (TO) offerto dai coniugi Archilet di Torre Pellice.

 

ITINERIARIO DI GUARDIA PIEMONTESE

  1. PORTA DEL SANGUE
  2. CENTRO DI CULTURA G.L.PASCALE
  3. MUSEO DELLA CIVILTA’ CONTADINA
  4. CHIESA PARROCCHIALE DI S.ANDREA APOSTOLO
  5. ROCCIA DI VAL PELLICE
  6. PORTA CON SPIONCINO
  7. PORTALE PALAZZO SPINELLI
  8. BELVEDERE
  9. TORRE MEDIOEVALE
  10. PORTA CARRUGGIO
  11. CHIESA DOMENICANA
  12. BASSORILIEVO
  13. MUNICIPIO
  14. STATUA PADRE PIO

GUARDIA PIEMONTESE
ISOLA LINGUISTICA OCCITANA
DI ORIGINE VALDESE

ITINERARIO STORICO – CULTURALE

PORTA DEL SANGUE
Porta principale d’ingresso il cui nome ci rimanda immediatamente ai giorni bui della repressione. L’innocente sangue dei Valdesi uccisi in loco, nella tragica notte del 05 giugno 1561 dal castello si riversò nelle viuzze, fino ad oltrepassare la porta principale d’ingresso che dal 1561 venne chiamata  “LA PORTA DEL SANGUE”. “E’ composta prevalentemente da ciotoli di diversa grandezza, frammenti di laterizio e di pietre rozzamente squadrate legate con malta di diverso spessore.

CENTRO DI CULTURA GIOVAN LUIGI PASCALE
Il centro può essere considerato un “Museo” o meglio un punto di documentazione e raccolta della storia dei Valdesi in Calabria e in particolare a Guardia Piemontese. La sala del pianterreno ospita la biblioteca valdese. I visitatori inoltre possono visionare alcuni video sulla stoia dell’eccidio dei Valdesi di Calabria e a Guardia. La sala del piano superiore raccoglie una serie di panelli raffiguranti la documentazione sul Valdismo in particolare in Calabria e a Guardia. Nell’altro piano superiore è stata ricostruita un’antica cucina, arredata da antichi utensili e vari oggetti. Il centro venne inaugurato nell’anno 1983 in occasione del gemellaggio tra Guardia Piemontese e Torre Pellice su iniziativa della Chiesa Valdese quale testimonianza del ruolo che ebbe nella storia di questo centro, considerato l’ultima colonia valdese in Calabria. Per visitare il centro e per altre informazioni rivolgersi alla Chiesa Evangelica di Dipignano (Cosenza) al numero: 0984/621490.   

MUSEO DELLA CIVILTA’ CONTADINA
Situato nel centro storico di Guardia Piemontese è  allestito in una vetusta casa e rappresenta  la casa simbolo dell’antica Guardia Piemontese. Inaugurato nell’agosto 1989. E’ composto da cinque stanze arredate tutte con antichi mobili, con vari oggetti, ed utensili da lavoro di fattura artigianale. Ogni oggetto è scritto in “lingua Occitana”. Si parte visitando l’antica camera da letto, la cucina, la sala espositiva, la soffitta ed infine la stalla con la cantina. Nella sala espositiva si possono ammirare i due Costumi di Guardia Piemontese quello da sposa chiamato “DOURNE”  e l’altro giornaliero chiamato “TRAMOUNTANE” e il costume di Torre Pellice (TO) cittadina gemellata con Guardia Piemontese, offerto al museo dai coniugi Archilet di Torre Pellice (TO).
Apertura: da luglio a settembre tutti i pomeriggi dalle ore 17,30 alle ore 20,30.
Per gli altri mesi e orari diversi rivolgersi alla Responsabile: Anna VISCA Tel. 0982/94663 Casa
Tel. 0982/94046 Municipio da lunedì a venerdì dalle ore 08,00 alle ore 12,30.
 
CHIESA DI SANT’ANDREA APOSTOLO
Dedicata al Patrono di Guardia Piemontese S. Andrea Apostolo.
Interessante da vedere è il portale di tufo sormontato dallo stemma di Guardia Piemontese “La Torre”.

ROCCIA DI VAL PELLICE
Posta nella Piazza Chiesa Valdese così denominata perché ivi anticamente sorgeva il tempio Valdese.
Lastrone di roccia alpina collocata a specchio su una base di cemento armato. Fu portata dai monti di Torre Pellice (TO) nel 1975. Vi è incisa una scritta molto significativa per il popolo guardiolo tratta dal verso del Profeta Isaia (51,1) “CONSIDERATE LA ROCCIA DA CUI FOSTE TRATTI” 

PORTA CON SPIONCINO
Antica porta munita di “spioncino” apribile solo dalla parte esterna, imposto dall’Inquisizione dopo la strage del 05 giugno 1561. Lo “spioncino” consentiva ai frati domenicani giunti a Guardia Piemontese nel XVII sec. di controllare costantemente la vita pubblica e privata degli ex eretici scampati al massacro e convertiti con la forza al cattolicesimo.

PORTALE PALAZZO SPINELLI
Antica residenza estiva del Marchese Salvatore Spinelli, feudatario di Fuscaldo alla cui giurisdizione apparteneva il territorio di Guardia. Oggi rimane soltanto il portale e in alto e raffigurato lo stemma della famiglia Spinelli un cigno sormontato da una corona. 

TORRE DI GUARDIA
Risalente intorno all’anno 1000 circa. Come tutte le torri ubicate sui promontori della costa aveva la funzione di segnalare l’eventuale presenza di navi saracene, che in quel periodo infestavano il Mediterraneo.
Anticamente era un castello che oggi conserva solo le mura di cinta.
Si conserva, invece, maestosa l’antica Torre monumentale con diverse feritoie.
Si entra in essa, superato il cancello d’ingresso del castello da una porta dalla parte interna.Si osserva nell’entrare un vuoto cupo e maestoso che va dal basso alla cupola a volta per oltre 30 metri di altezza; ma essa doveva contenere, a desumersi da squarci di ballatoio soprastanti, due piani: il primo di sotto come guarnigione della soldataglia, il secondo come asilo della truppa operante attraverso le feritoie che dominano, il sottostante paese, le valli ed il mare.
Sopra la cupola, intorno ai merli, doveva accedersi da una scaletta esterna al monumento di cui si notano ancora i ruderi. Forse lì sopra vi era il comando di vedetta. A fianco della torre vi sono pezzi di mura quasi a volta che fanno pensare, come in effetti doveva essere, ad una piccola chiesuola, tanto più che ad un arco di essa, sul muro diruto, si denota uno squarcio di pittura su un fondo bianco.
Il castello è ora rappresentato da una larga spianata in centro alla quale vi si trova una botola ad imbuto che scende giù, con larghezza d’uomo, in un sotterraneo largo ed a volte che va in altezza ed in larghezza quanto il muro di cinta del castello, entro il quale muro, per gusto di scoprire l’ignoto, fu da un cittadino di Guardia aperta una breccia che conduce al sotterraneo.
Il Castello non doveva essere molto alto, ma certamente comprendeva due piani: il primo adibito a carcere e magazzini, il secondo in parte ad uffici giurisdizionali del Marchese ed in parte a quartieri nobili. I quattro lati estremi del castello dovevano contenere corpi di fabbrica adibiti ciascuno ad uno scopo come a guardianeria, a quartiere di ricevimento, a quartiere di comando militare ecc…….
Tutti i quattro lati del castello dovevano contenere infine le feritoie e gli spalti. (1)

  1. DOTT. RINALDO PIETRANTONIO, Cosa è questa Guardia Piemontese Terme? Studio storico propagandistico scientifico sulle Terme Luigiane e su Guardia Piemontese, Editrice Cronaca di Calabria Cosenza.

PORTA “CARROUGE”
Piccola porta secondaria d’accesso dell’antico sistema murario di Guardia Piemontese.
Nella foto una ragazza in Costume alla Porta “Carrouge” 

CHIESA DEL SS.ROSARIO EX CONVENTO DEI DOMENICANI
Fondato dai domenicani nel 1600 e consacrato nel 1616. Di notevole pregio artistico è l’antico coro ligneo scolpito a mano alla metà del XVII sec. Composto da 33 scanni divisi in due ordini di posti: 21 superiormente e 12 più in basso. I pannelli meravigliosamente scolpiti sono divisi da alte colonne. I braccioli degli scanni rappresentano figure femminili. Alle spalle dell’altare si trova la tomba di Mario SPINELLI che si presume sia figlio o nipote di Salvatore SPINELLI, morto nel 1636. Le mura sono abbellite da tipiche e antiche tele su cornici artistiche presumibilmente di epoca del secolo XVI e da colossali e vivaci affreschi.
Attualmente in restauro.

BASSORILIEVO 
Opera dello scultore Giuseppe Tarantino.
Offerto al comune di Guardia Piemontese dalla Regione Piemonte su richiesta del Presidente dell’Associazione Piemontesi nel mondo di Pinerolo (TO) Dr. Michele Colombino. Rappresenta la storia dell’emigrazione piemontese ma anche di quella calabrese. Inaugurato il 17 luglio 2000 rappresenta per il popolo guardiolo la continuità delle proprie radici che lo legano al Piemonte.

STATUA PADRE PIO
Posta in località manca. 
Posa in opera il 27 maggio 2000.

 

Tutti i testi e le foto sopra riportati sono di Anna Visca
Operatrice Culturale e Responsabile “Museo della Civiltà Contadina”.
Orario Apertura: da luglio a settembre tutti i pomeriggi dalle ore 17,30 alle ore 20,30
Per informazioni e visite guidate telefonare ai seguenti numeri: 0982/94663 Casa
0982/94046 Municipio dalle ore 08,00 alle ore 12,30.
e-mail: anna.visca [chiocciola] virgilio.it
e-mail: annavisca27 [chiocciola] libero.it

 



ulteriori informazioni a cura di OcchiettiNeri
Su un'altura della Serra Niccolino del versante tirrenico della catena paolana, sorge il paesino di Guardia Piemontese.
Giungiamo percorrendo la superstrada delle Terme e durante il viaggio ne apprezziamo la magnifica vegetazione e la suggestiva catena montuosa che la circonda.
Nelle giornate terse, senza foschie, si può ammirare tutta la costa che va da Capo Vaticano a Capo Palinuro.
La cittadina è nota per le Terme Luigiane site in frazione marina, le cui acque sulfuree (idonee a trattare una vastissima gamma di patologie) attirano moltissimi turisti.
Essa fu fondata nel 1230 da profughi Valdesi guidati del condottiero Zanino del Poggio. Questi aveva ricevuto in Calabria dei possedimenti da Carlo d'Angiò I come ricompensa di guerra. Gli esuli provenivano dalle valli Pellice e Angrogna e tentavano di sfuggire alle persecuzioni della Chiesa cattolica. Infatti con l'avvento degli Spagnoli nell'Italia meridionale le colonie valdesi non potevano più godere della tranquillità e soprattutto della protezione dei signori locali.

Nel cuore del centro cittadino si erge la Chiesa di Sant'Andrea Apostolo, patrono festeggiato il 30 novembre. La costruzione risale al XVI sec. e fu soggetta a restauro nel secolo successivo; il portale barocco della facciata, recante i segni del rifacimento, è sovrastato dallo stemma municipale scolpito in pietra datato 1795.
All'interno mononavato ammiriamo la statua di San Vincenzo Ferreri e quella di Santa Lucia; un'ampia cappella offre al visitatore 4 sculture sette-ottocentesche.
La costruzione della Chiesa della Madonna del Rosario e del Convento di San Domenico venne decretata dal Marchese Spinelli, datati prima metà del sec. XVII.
Successivamente alla soppressione degli ordini religiosi voluti da Gioacchino Murat il convento fu confiscato e destinato al più totale abbandono.
Il suo coro è conservato nella Chiesa del Rosario.
 

La storia della cittadina è segnata dalla terribile strage perpetrata dall'Inquisitore cardinale Ghislieri (poi divenuto papa Pio V) con la complicità del signore di Fuscaldo, il marchese Spinelli, e del marchese di Buccianico nonchè di Ascanio Caracciolo. Fino ad allora essa era stata un fortino inespugnabile perché circondata da altissime mura.
La Porta del Sangue reca traccia inequivocabile della strage ivi compiuta. In un antico palazzo attiguo sorge il Centro Studi Valdesi Gian Luigi Pascale, che documenta in un interessante museo fotografico la storia dei seguaci di Pietro Valdo. Accanto il cannone, segno inequivocabile della straordinaria memoria storica che connota Guardia Piemontese.

Dalla porta si accede ad un intricato centro storico costituito da viuzze strettissime, un labirinto di case di pietra e scale.

Il nome della cittadina "Guardia", Lombarda prima piemontese poi, trae origini da una delle tante torri di avvistamento erette intorno al 1000 per far fronte alle incursioni saracene.

L'altura di Guardia racchiude nei suoi "guardioli" e nelle case di pietra i segni di un passato che non si è voluto cancellare. A testimonianza di ciò il fatto che i suoi abitanti conservano i caratteristici costumi e le usanze di una volta, e parlano la lingua occitana, dialetto francese della regione di Provenza.
Nel 1975 una solenne manifestazione ha suggellato nel gemellaggio con Torre Pellice (TO) quanto detto sopra.
Il Festival del documentario sulle minoranze, la cui prima edizione si è svolta nel 1999, è emblematico di una terra che non vuol dimenticare le proprie origini


 

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