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Nocera Torinese sorge sulle falde del monte Repentino, a 58 km da Catanzaro, sulla vallata del fiume Savuto e sul mare Tirreno. Si adagia su un promontorio, tra le vallate in cui si insinuano il torrente Grande e del Rivale.

 
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Estesa dal mare alla montagna (sino al monte Mancuso) è circondata dalle alture Eliceto e Destro.
Una delle sue attività prevalenti è l’agricoltura, date le condizioni climatiche ottimali.
Anche il turismo rappresenta uno dei fattori propulsivi dell’economia, grazie alla spiaggia e alle infrastrutture ospitali che ivi si trovano, quali residence, campeggi e alberghi. Il commercio si distingue per quanto concerne edilizia e arredamento. Ottime le specialità gastronomiche quali ad esempio il formaggio pecorino, "e checche" e "le crocette di fichi".
Nel V secolo il geografo Stefano di Bisanzio ricorda che lo storico Filisto Siracusano menzionava la cittadina calabrese. Diverse le denominazioni che aveva nell’antichità: Nucrinon o Nuceria o Nuceria dei Brezi.
Il feudo di Nocera godeva di grande prestigio, tant’è che Federico II D'Hohestaufen lo confuse con quello di Nicastro, noto anch’esso per la sua influenza economica, sociale e culturale.
Gli scavi effettuati da Paolo Orsi nel 1913-1914 misero in luce nella zona chiamata "Grotticelle" reperti appartenenti all’età neolitica quali strutture di pietra levigata, accette e altre pietre affilate, usate come armi e/o strumento di lavoro.
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Distrutta da Annibale, subì nel 960 anche le incursioni dei Saraceni.
Nel tempo fu poi sotto la dominazione normanna, spagnola e francese.
Molto bella la Chiesa di San Martino o del Suffragio, risalente al XV secolo.
Le decorazioni sono state effettuate nel XVIII secolo.
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Nella piazza principale si scorge un Monumento ai Caduti.
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Di fianco si erge maestosa la Chiesa di San Giovanni Battista, patrono della cittadina celebrato nel 24 giugno.
Risalente al 1200, presenta la statua rinascimentale in marmo del Santo, precedentemente custodita nell’Abbazia di S. Eufemia Vetere, e il Cenacolo del Pascaletti.
All’esterno si possono ammirare gli elementi architettonici tardo barocchi, stucchi, arredi, dipinti del XIII, XVII, XVIII secolo, il campanile riccamente decorato.
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Di grande pregio l’altare in marmo verde di Calabria risalente al seicento nella Chiesa della SS. Annunziata.
Vi si trova altresì la statua lignea della Pietà detta dell'"Addolorata". Risalente al XVII secolo, di scuola napoletana, rievoca lo stile compositivo michelangiolesco.
Potremo ammirarla più avanti durante la processione che avviene nella Settimana Santa.
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Ammiriamo un busto dedicato al Prof. Ernesto Pontieri. L’illustre storico nocerese ricoprì poi la carica di Magnifico Rettore dell’Università “Federico II° di Napoli.
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Ci inoltriamo nelle viuzze del paese
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e ammiriamo la Ponta, ponte tra il rione Motta e il centro storico.
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L’arco Procida è un portale risalente al VX secolo del palazzo della famiglia omonima estinta nel 1900.
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Molto caratteristico è il rione Motta, ove si svolgono sagre paesane.
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Continuando il cammino scorgiamo bellissime case nel centro storico.
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Scorgiamo la Chiesa di San Francesco, risalente al 1400. Ampliata nel 1595 si arricchì con la cappella dedicata a S. Antonio di Padova.
Vi è anche il Convento dei Padri Cappuccini del 1581, sulle rovine del castello Normanno, poi assurto ad asilo per i poveri nel 1861.
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Adattato dal Comune ad Asilo di Mendicità, divenne poi sede della Scuola di Avviamento professionale a tipo agrario. A fianco del convento vi è la Chiesa dell'Assunta, ad una sola navata.
Da visitare anche la Chiesa S. Maria della Pietà e i molti sono i vicoletti caratteristici.
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La Processione del Sabato Santo
Uno degli avvenimenti più sentiti a Nocera Terinese è senza dubbio la processione del sabato Santo.
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Gli abitanti accorrono in strada, molti seguono l’evento da finestre e balconi.
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Vi è una notevole affluenza dai paesi vicini. Molti curiosi e turisti visitano la cittadina in questa festività.
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Il gruppo ligneo della Pietà detta dell'"Addolorata" viene portato a spalla dai portantini che recano sulla fronte una corona di spine.
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La Statua viene portata in giro per il paese, a salutare le case e le attività che versano delle offerte.
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I Vattienti ("Battenti")

ATTENZIONE: la visione delle foto dei vattienti NON è consigliata a chi è facilmente impressionabile. Le foto ritraggono scene cruente.
Significativo in questa occasione è il rito dei “Flagellanti” (noti come “Battenti” o “Vattienti”) risalente al 1618. Si tratta di coloro i quali si percuotono fino a provocare la fuoriuscita di sangue come segno di devozione.
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E’ una sorta di catarsi, di espiazione dei peccati, sia per colui il quale si “sacrifica”, sia per i suoi cari.
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Si tratta di una manifestazione molto sentita dalla popolazione, anche se, dato il carattere particolarmente cruento, si cerca di vietarla. La stessa Chiesa si è adoperata in tal senso, chiedendo anche l’intervento delle Forze dell’Ordine.
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La ritualità si evince sin dalla vestizione del Battente. In una pentolaccia si fa un infuso di rosmarino. Il Vattiente indossa dei pantaloncini scuri aderenti e una corona di spine. Massaggia le gambe con l’infuso di rosmarino precedentemente preparato per far affiorare il sangue nei capillari più in superficie.
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In passato utilizzava la “rosa” per percuotersi. Successivamente è stata sostituita da un disco di sughero, il cosiddetto “cardo”, provvisto di 13 schegge di vetro, le “lanze”.
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Si aggira nel paese con le braccia incrociate accompagnato dall'“Acciomu" (l’" Ecce Homo" in dialetto) e l'"amico".
L’Acciomu è un bambino, spesso parente o persona molto vicina al Battente, che è a lui legato tramite una corda. La frase di Pilato, “Ecce Homo”, fa intuire che rappresenta il Cristo.
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Il cardo provoca la fuoriuscita di copiose quantità di sangue.
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Il Vattiente si percuote innanzi alla propria casa, a quelle di parenti e amici, e innanzi alle chiese votive.
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Per impedire la formazione di croste dolorose e per disinfettare le ferite provocate dalle lanze, si usa un misto di vino e aceto.
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Si respira un odore acre per le stradine di Nocera..
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La flagellazione termina innanzi alla statua dell’Addolorata, innanzi alla quale il Vattiente si genuflette.
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