Praga: Vicolo d'oro Casa di Franz Kafka
Eccoci giunti in una delle più leggendarie e pittoresche strade di Praga del XVI secolo a pochi passi dalla Cattedrale di San Vito, il Vicolo d'oro (Zlata ulicka).
| Originariamente le case erano state costruite per le 24 guardie di Rodolfo II, successivamente vi abitarono gli orafi. Nel XIX secolo la strada era diventata malfamata. I laboratori degli alchimisti che si suole far sorgere in questa zona in realtà erano locati sulla Vikarska. Questi "stregoni" erano tutti intenti a cercare formule magiche che trasformassero il ferro in oro. | |
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Sul vicolo si affacciano numerose casette molto caratteristiche che si sono andate via via aggiungendosi nel tempo, soprattutto dopo che vi si insediarono le guardie del castello. Questo ha provocato n notevole restringimeto della strada. Insegne antiche testimoniano le abitazioni e le botteghe che ivi sorgevano. Tra i tanti personaggi, qui visse anche il premio Nobel Jaroslav Seifert. |
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| In questo medaglione si può notare la cura dei particolari. | |
| Curioso il maialino alato che fa da insegna ad un ristorante. | |
| Proseguendo nel cammino si giunge nel cuore della strada, dove il vicolo si restringe sempre più... | |
| ..per arrivare a questa spianata che segna il limite oltre il quale non si può andare. | |
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Le case, da questa parte, hanno un aspetto molto caratteristico, che senz'altro le discosta da quelle basse che si trovano all'entrata. |
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| Suggestivo l'arco da cui si intraprende un nuovo sentiero. | |
| Mentre si percorre il Vicolo d'oro ci si immagina come tale luogo potesse essere ricco di fervore e di animosità da parrte di chi vi abitava. | |
| Un particolare. | |
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Ecco una delle tante abitazioni caratteristiche. |
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| Molte delle case hanno perso l'originaria destinazione per assurgere a negozi di oggestica. | |
| Altra particolare casetta. | |
| Un comignolo si staglia nel cielo azzurro. | |
| La targa in fotografia recita "Zale zil Franz Kafka". Segno che ci troviamo nei pressi dell'abitazione dello scrittore praghese. | |
| L'abitazione sorge al numero 22. Appena vi si fa ingresso, si resta stupiti dalla modestia dell'abitazione. Due piccole stanze e una finestra che da sul verde accoglievano lo scrittore e la sorella. | |
| Oggi la casa è diventata negozio di souvenir, oggetti, libri per la maggior parte relativi a Franz Kafka. | |
| Da questa prospettiva si coglie la profondità dell'abitazione che rivela quanto fosse piccola ma senz'altro accogliente. | |
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| Ancora un ultimo sguardo, con un pò di rammarico forse, perchè sarebbe stato più opportuno che l'abitazione in cui lo scrittore ha vissuto per alcuni anni commemorasse in modo più incisivo la sua vita. | |
| Colpisce al numero 27 un portoncino di colore verde. | |
| I particolari sono degni di nota. | |
| Di un blu più scuro rispetto alla casa di Kafka questa gradevole abitazione. | |
| Le casette in fila sono incantevoli. | |
| Un camino e delle piante decorative. | |
| Particolare di una abitazione. | |
| Altrettanto decorata anche l'abitazione al numero 18. | |
| Ed eccoci giunti alla fine del Vicolo d'oro. | |
| In fondo è possibile scorgere il passamano con i gradini che conducono fuori. | |
| L'insegna reca il numero 12. | |
| Ecco in sezione la torre Daliborka. | |
| La torre della fortezza risale al 1496. Fu costruita da Benedikt Rejt. Adibita a prigione sino al 1781, essa ha assunto la denominazione dal suo primo prigioniero, Dalibor da Kozojedy. La sua storia venne utilizzata da Bedøich Smetana per la composizione dell’opera lirica "Dalibor" risalente al 1868. | |
| All'interno numerose tavole illustrative della storia della costruzione. | |
| Questa statua è emblematica del luogo in cui ci troviamo. | |
| Non appena si varca la soglia si comprende la drammaticità di ciò che avveniva in questa costruzione. Gabbie, forche, strumenti di tortura di ogni sorta. Una guardia, all'interno della torre, controlla oggi che la visita del turista avvenga in maniera appropriata. | |
| Come nei luoghi di maggiore interesse è vietato scattare fotografie, a meno che non si paghi una tariffa supplementare. | |
| Gli strumenti di tortura sono i più disparati. Basta guardarsi intorno per rendersi conto delle crudeltà che qui si compivano. | |
| Una feritoia con accanto un fucile a mò di presidio. | |
| Ed eccoci giunti alla fine del nostro itinerario. Per comprendere la magia di questo luogo, basta accostarsi all'opera di Gustav Meyrink. Scrisse nel suo Golem: "Ero capitato nel vicolo dei fabbricatori d'oro, in cui i medievali adepti dell'alchimia avevano arroventato per secoli la pietra filosofale e avvelenato i raggi lunari". | |
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