La cittadina normanna sorge a 650 metri dal livello del mare, su una collina anello di congiunzione tra lo Ionio e il Tirreno. Le rive del fiume Fullone, che lambisce la città, si connotano per la presenza di numerosi mulini, da cui prende nome la valle in cui sono siti (Valle dei Mulini, sec. XVIII e sec.XV).

Durante la dominazione di Sibari viene chiamata Argyros; durante la secessione lucana essa viene annoverata tra le dodici repubbliche bruzie che elevano Consentia a capitale.
Successivamente alla sconfitta greca ad opera dei Romani nella conquista di Thurium (282 a.C.) assume la denominazione di Argentarum. L'alleanza con Annibale e la sua disfatta durante la seconda guerra punica segna l'avvio di un processo di romanizzazione. Una Lex Julia municipalis fa assurgere la città a municipio.
Il sacrificio dei martiri Argentanesi rappresenta un avvenimento di importante rilievo che varrà a connotare la città. Dominata, Viatore, Cassiodoro e Senatore sono annoverati tra i primi martiri della cristianità.
La successiva dominazione longobarda è testimoniata dalla chiesa e dall'antico rione S. Maria dei Longobardi.
L'invasione saracena determina l'abbandono della città. Nel 969 essa prende il nome di San Marco dall'evangelizzazione dell'apostolo Marco, cui la tradizione attribuisce la conversione dei martiri Argentanesi.
La posizione strategica di questa bellissima cittadina spiega l'insediamento dei Normanni che ne ricostruirono la struttura, dando luogo a fortificazioni di notevole rilievo.
La conquista di Roberto d'Altavilla noto come il Guiscardo (furbo) da un nuovo impulso alla vita politico-economica della città, nonché architettonico.
Il duca di Puglia e Calabria provvide a munirla "turribus et castellibus".
E' solo dal 1862 che la cittadina assumerà la denominazione di San Marco Argentano.
La Cattedrale di San Marco Argentano
La sua fondazione risale all'XI sec. La cattedrale è a tre navate con un imponente portale in pietra ricco di incisoni. Una pala raffigurante San Nicola risalente al XV sec., un braccio reliquario del 1308 e una croce in argento rappresentano alcuni dei più importanti reperti che si possono rinvenire al suo interno. Per lungo tempo la sua struttura rimase immutata, ma nel 1936 si rese necessario un ampliamento che portò al crollo della facciata e all'eliminazione del campanile.



La cripta,adibita a cimitero durante la dominazione normanna, rappresenta uno dei pochi elementi a testimonianza della residuale dell'antica chiesa. Essa si contraddistingue per l'alternarsi del mattone alternato al tufello, in uno stile che nasce dal connubio di elementi dell'arte bizantina, musulmana e normanna.
 
Inerpicandosi per le stradine strette del centro storico, troviamo la fontana di Piazza Garibaldi…
La statuetta di San Francesco testimonia la devozione della cittadina per il Santo che vi trascorse una breve permanenza presso i Conventuali.
Il centro storico, cui si accedeva dalle mura oggi purtroppo scomparse, si articola in molteplici vicoletti in cui si trovano palazzi gentilizi adorni di fregi pregevoli…
Rifatta nel 1929, La chiesa di San Marco Evangelista contiene la statua di San Giovanni e due tondi (Madonna di Pompei e Sacro Cuore).


La fontana di Sikelgaita
La fontana di Sikelgaita, detta di Santo Marco, costituisce un tributo alla moglie di Roberto il Giuscardo. Risalente al periodo medievale, essa è stata sottoposta a continui rimaneggiamenti.
Nella facciata presenta cinque paraste di ordine dorico, al di sopra delle quali si ergono tre cariatidi a seno nudo.
Da sinistra a destra: la prima raffigura Sikelgaita, moglie in seconde nozze di Roberto il Guiscardo; la figura centrale, ritrae la Virtù, risalente alla fine del '600; nella parte destra è posta la Smorfiosa (Alberada, prima moglie del duca), immortalata un gesto apotropaico.
La torre di cosiddetta di Drogone è datata XI-XIII sec. Essa fu fatta erigere da Roberto il Giuscardo nel 1048 e rappresenta uno delle più antiche testimonianze della dominazione normanna. Secondo la tradizione i suoi committenti sarebbero stati i fratelli Ungado e Guglielmo il Drogone, da qui la denominazione della fortificazione. La fortezza è posto a 496 metri d'altitudine, cinto da un possente muro in pietra. Essa fu adoperata come prigione da Federico II, e si narra che vi fu rinchiuso il figlio Enrico lo Sciancato. Danneggiata dal terremoto del 1783, divenne proprietà del comune nel 1986.


La cappella votiva "La Benedetta" fu edificata nel 1762 su una piccola grotta nella quale S.Francesco si raccoglieva in preghiera durante il periodo di noviziato trascorso nella cittadina normanna. Essa è stata oggetto di restauro agli inizi del '900, e rappresenta tuttora una meta di continuo pellegrinaggio per i fedeli.


La fontana e il pozzo della villa comunale…

Un tributo agli eroi che hanno lottato per la libertà… "Amate la pace, perché è molto meglio di qualsiasi tesoro che i popoli possono avere".San Francesco di Paola
 


La chiesa della Riforma
La chiesa della Riforma fa parte del complesso conventuale dei frati minori, fondato da Pietro Cathin, discepolo di San Francesco d'Assisi. Le costruzioni di gusto barocco, volute da padre Anselmo da Mottafolonne nel XVIII secolo, ne stravolsero l'originaria matrice francescana. A sua testimonianza restano il portale d'ingresso, la fiancata destra con le monofore originali e il campanile a vela. Al suo interno troviamo pregevoli opere d'arte quali un affresco di S. Antonio da Padova, parti di un polittico di Pietro Negron, un dipinto "Madonna con Bambino e Santi" e opere lignee intagliate di frà Gennaro da Bonifati e frà Giuseppe da Grimaldi.


Se vuoi visitare di persona questo itinerario, ecco come raggiungere S.Marco Argentano (CS)

In auto:
A3 SA-RC direzione Nord, uscita Tarsia-Ferramonti
A3 SA-RC direzione Sud, uscita Spezzano Terme

In aereo:
Aeroporto Lamezia Terme (130 km): Pullman o treno per Cosenza (da Cs pullman o treno per San Marco Argentano).
       Percorso automobilistico:
svincolo Lamezia Terme- Catanzaro, continua in A3. Uscita Svincolo Tarsia-Ferramonti
       In treno:
Da Cosenza per Spezzano Terme

 

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