Sorrento è arroccata su  un’imponente scogliera a picco sul mare.

Dalle sue terrazze è possibile godere di una vista splendida; di giorno si ammira la natura verde e lussureggiante, di notte le luci della città e delle imbarcazioni che veleggiano nelle acque del golfo.
La leggenda vuole che la città debba il suo nome ad una bionda fanciulla, nata dall’unione di Mirone e Leucosia: Sirentum. La giovane incontrò sulla spiaggia di marina Grande la sirena Partenope che le disse che sarebbe diventata una regina. In breve tempo Sirentum convolò a nozze con il principe della famiglia Durazzo.
Nonostante gli sposini fossero dei gran  viaggiatori, quando si trovavano a Sorrento erano molto prodighi e munifici con tutti i sudditi. Nel 1558 durante un’incursione saracena Sirentum fu fatta prigioniera.
Fu solo grazie all’aiuto di tutti gli abitanti (anche quelli più poveri) che si privarono di tutto ciò che possedevano che potè fare ritorno nel suo paese.

Attraversando le caratteristiche stradine della ridente cittadina campana, ci si rende conto della notevole affluenza di turisti che la visitano.

Basti pensare che indicazioni e insegne dei negozi sono in inglese, proprio per facilitare il commercio e la comunicazione con gli stranieri che vi giungono.
Si vendono manufatti di ogni sorta che recano il nome della città; foulards, maschere napoletane, chincaglierie di ogni genere.
Proseguendo nel nostro itinerario ci imbattiamo in una targa del 10 maggio del 1953 che recita:
“Addì 26 giugno 1702 qui Antonino Sersale Patrizio Sorrentino nacque Cardinale Arcivescovo di Napoli per fervore di opere e per munificenza onorato da Pontefici e sovrani accrebbe il lustro di questa sua città natale Sorrento superba di si illustre figlio con voto unanime del civico consesso ne consacra nel marmo la memoria”.

Molto belli gli affreschi del palazzo protetto da una cancellata.

Il campanile del Duomo in ristrutturazione si erge tra i vicoli.

Via San Cesareo può essere raggiunta da diversi punti. Qui si trova anche il Sedile Dominova, unica testimonianza dei sedili nobiliari risalente al XVI secolo.
La via dalla forma ippodomea era utilizzata per difendersi da attacchi nemici.

La posizione della città sul mare infatti la rendeva oggetto di incursioni da parte dei saraceni.
La passeggiata offre ai visitatori souvenirs di ogni sorta, come carillons intarsiati, pastori dipinti a mano, personaggi della tarantella, candele profumate, vestitini per bambini (cosiddette “bamboline”). Nota a Sorrento è anche la lavorazione delle conchiglie.
Sulla strada si affacciano numerosi palazzi i cui portali sono stati preservati durante i rifacimenti edilizi.

Nella stessa via San Cesareo sorge la Chiesa dell'Addolorata, risalente al 1739.
Al suo interno vi sono due splendidi altari in tufo locale; su quello maggiore è posta la statua in legno della Vergine Addolorata.
La facciata (anch'essa tufacea) è in stile barocco settecentesco.

Un'edicola sacra è dedicata alla  Maria SS.ma del Carmine.

Continuiamo il nostro itinerario tra le strade affollate.

I negozianti propongono ai turisti vasta scelta tra le porcellane di Capodimonte

e le ceramiche di Sorrento nonché biancheria ricamata.

Abbondano anche le pizzerie e i locali tipici.

Proseguendo si trovano viuzze strette

e chiese.

Passiamo dal Vico 2° Fuoro ove si trova Chiesa della SS.ma Annunziata. Di antichissima costruzione, si erge sui resti del tempio dedicato alla dea Cibele. Accanto ad essa si trova il monastero dei Padri Agostiniani della Congregazione di S. Giovanni a Carbonara di Napoli. Nel 1811 la Chiesa passò ai compatroni delle Cappelle che si occuparono dei costi di mantenimento. Nel 1854 assurse ad arciconfraternita di S. Monica.

Torquato Tasso, autore di celeberrime opere tra cui la "Gerusalemme Liberata" nacque a Sorrento nel 1544. Nel pieno della sua malattia, così descriveva la città natale nel suo epistolario.. "la vista di questa bellissima città è medicina del mio dolore".

Si resta colpiti dal paesaggio che si ammira dalle terrazze sorrentine,

la città infatti è arroccata su di un maestoso zoccolo di tufo dal quale si aprono profonde gole a picco sul mare.

Come non restare colpiti dal magnifico panorama, dal verde, dalle limonaie,

dagli aranceti e dagli oliveti! Nella veduta domina il Vesuvio.
Percorrendo Corso Italia giungiamo alla Cattedrale in stile romanico del XV secolo ma di cui abbiamo notizia risalente al I sec. d.C. Nel XV secolo l’arcivescovo Falangola propugnò la ricostruzione della chiesa dedicata ai Santi Filippo e Giacomo, facendola assurgere a cattedrale. Nel battistero, restaurato nel 1933, fu battezzato Torquato Tasso.
La chiesa si arricchisce di splendide tele della scuola napoletana del '700. Al 1573 risale il trono arcivescovile di marmo policromo che si trova nel presbiterio. Dipinti di Giacomo del Po e di Oronzo Malinconico adornano il soffitto. Splendida la paletta di Silvestro Buono raffigurante “La Vergine tra San Giovanni Battista e San Giovanni Evangelista” collocata sotto il pulpito. Un rilievo classicheggiante con la raffigurazione del Sacrificio del Sangue di Cristo, risalente al 1522, è collocato nella prima cappella a destra, presso il fonte battesimale. Dodici formelle trecentesche con gli Apostoli dei fratelli Bertini sono poste ai lati.
Un elegante organo settecentesco di Nicola Mancino con ricchi intagli dorati è presente nella settima cappella destra. Nella cappella del Sacramento è posto un Crocifisso ligneo del’400 su un altare in marmo policromi di fine '600 adornato da splendidi putti laterali di bottega di Domenico Antonio Vaccaro. Alla maestria di artigiani sorrentini dei primi del '900 si deve il coro ligneo intarsiato, cui sono stati aggiunte di recente quattordici stazioni intarsiate della Via Crucis di Giovanni Paturzo, i tamburi della porta d'entrata di Giuseppe Rocco su disegno di Vincenzo Stinga, il leggio opera di Giuseppe Centro e Mario d'Alesio. Sul portale laterale  del 1474 in stile rinascimentale vi è lo stemma di Sisto V, Arcivescovo De Angelis e Re d’Aragona nell’architrave.
Riprendiamo il nostro itinerario attraverso le stradine della città. Attraversiamo un portico.
Siamo nei pressi Piazza Tasso. Anticamente il suo nome era largo del Castello, poiché laddove oggi si erge la statua di sant’Antonino, vi era un castello risalente all’epoca di Ferdinando d’Aragona (XV secolo), demolito nel 1843.
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Un anno dopo furono demolite anche le mura cinquecentesche costruite per difendere la città dalle incursioni e successivamente anche la porta di accesso, cosidetta Porta del Piano.

Magnifica visuale del Porto di Marina Grande al tramonto.

Il Vesuvio mentre il sole tramonta su Sorrento.

Visuale mattutina sulle acque che lambiscono Sorrento. La cittadina è altresì nota perché “santuario” dei sub. Tra la penisola sorrentina e Capri si trova infatti la Riserva Marina di Punta Campanella (di cui sopra la leggenda) ove si possono effettuare itinerari subacquei ed escursioni. 1

539 ettari di fondale tra Sorrento e Capri ove si trovano delle meravigliose grotte marine tra cui spicca la “Grotta della Cala di Mitigliano”.

Il 15 settembre del 1982 il comune dedicò un busto a A G. Battista de Curtis, autore della canzone Torna a Surriento.
La canzone non è una lirica d’amore, ma fu scritta in una particolare occasione su commissione. Nel 1902 l'onorevole Giuseppe Zanardelli (all’epoca presidente del consiglio dei ministri) è ospite al Grand Hotel di Sorrento. Il sindaco della cittadina nonchè proprietario dell'albergo Guglielmo Tramontano vuol convincere il politico affinché sia aperto un ufficio postale. Chiede ai fratelli Gian Battista ed Ernesto De Curtis di comporre una canzone per il suo illustre ospite. Ernesto riprende una melodia scritta qualche anno prima, Gian Battista scrive il testo di getto. Il sindaco riesce nel suo intento tanto è vero che l’ufficio postale viene aperto. Trascorsi un paio d’anni la canzone partecipa alla festa di Piedigrotta. Successivamente diventa un successo di fama internazionale interpretato da celebri artisti, tra cui anche Luciano Pavarotti.

Testo della canzone
Vide 'o mare quant'è bello!
Spira tantu sentimento.
Comme tu a chi tiene mente
Ca scetato 'o faje sunnà.

Guarda, gua' chistu ciardino;
Siente, sie' sti sciure arance.
Nu prufumo accussì fino
Dinto 'o core se ne va...

E tu dice "I' parto, addio!"
T'alluntane da stu core...
Da la terra da l'ammore...
Tiene 'o core 'e nun turnà

Ma nun me lassà
Nun darme stu turmiento!
Torna a Surriento,
Famme campà!

Vide 'o mare de Surriento,
Che tesoro tene 'nfunno:
Chi ha girato tutto 'o munno
Nun l'ha visto comm'a ccà.

Guarda attuorno sti sserene,
Ca te guardano 'ncantate
E te vonno tantu bene...
Te vulessero vasà.

E tu dice "I' parto, addio!"
T'alluntane da stu core...
Da la terra da l'ammore...
Tiene 'o core 'e nun turnà

Ma nun me lassà
Nun darme stu turmiento!
Torna a Surriento,

Famme campà!


Prodotti tipici

Prodotto tipico locale sono i limoni. Da trattati di letteratura e di botanica, atti di vendita, dipinti e documenti vari si ritiene che già nel 1500 la coltivazione prosperasse. Furono i Padri Gesuiti a dedicarsi ai limoneti nel '600, come testimonia “Il Gesù”, uno dei fondi forse ancora attivo, posto tra Sorrento e Massalubrense, nella Conca di Guarazzanno.
La fama della coltivazione si riscontra anche nella denominazione di una cittadina “Ovale di Sorrento” (ecotipo del limone), e dai sinonimi “Massese” e “Limone di Massa Lubrense”.
La ricetta del famoso liquore ai limoni, cosiddetto “limoncello”, è molto semplice: scorze di limoni, alcool, acqua e zucchero. Nei numerosissimi negozietti di prodotti tipici si trovano anche altre specialità quali liquori alle erbe, frutta o piccole bacche, creme vellutate, babà al liquore, confetture.. non c’è che l’imbarazzo della scelta!
Rinomato è anche il dessert “delizia al limone” e il sorbetto al limoncello, un “gelato caldo” -semifreddo locale-.
Dolce tipico risalente al XVIII secolo è la sfogliatella. Col passare del tempo sono state apportate numerose varianti alla ricetta originale.
Le attuali sfogliatelle presentano la fuoriuscita di crema dalla sfoglia,  cosidetta "pettola" e sono guarnite da amarene.
Ve ne sono di tre tipi: sfogliatella frolla, dalla pasta soffice; sfogliatella riccia, di pasta sfoglia a strati; sfogliatella Santa Rosa, con l’aggiunta di un’amarena. La tradizione vuole che sia nata nel  convento Santa Rosa presso Conca dei Marini, nella costiera amalfitana.
La specialità dalla forma cosidetta "a cappiello 'e prevete" (a cappello di prete) riscosse in breve tempo tanto successo. La madre superiora decise non solo di dedicarlo a Santa Rosa, protettrice del monastero, ma anche che il giorno della sua festa (il 30 agosto) se ne facesse dono alle famiglie benefattrici del paese.

La Pastiera è un dolce tipico pasquale. Si narra che sarebbe stata offerta in dono alla ninfa Partenope dai napoletani, poiché ella soleva allietarli.
Clicca qui per la ricetta campana: http://www.occhiettineri.it/Ricette/Camp_pastiera.php

Altro prodotto locale è l'olio extravergine di oliva "Penisola Sorrentina", la cui coltivazione risale a tempi molto antichi. Essa era molto intensa soprattutto lungo il percorso che portava all’attuale Punta Campanella consacrato al culto della dea della Sapienza. L’olio infatti le veniva offerto in dono dai pellegrini poiché ella era ritenuta inventrice delle olive e dell'olio ("oleaeque Minerva inventrix", Virgilio).

Un tempio, che diventò poi meta di pellegrinaggi, le fu dedicato dai Focesi, coloni greci. Nella Penisola Sorrentina inoltre sono stati ritrovati resti di santuari minori dedicati alla dea della Sapienza e recipienti utilizzati per l'offerta dell'olio.


Leggende sorrentine

Il mito delle Sirene. Rappresentate come “mostri” metà uccello e metà donne, in epoca medievale assursero a splendide donne bionde con la coda di pesce. Come si narra anche nell’Odissea e nella letteratura antica e moderna (Johann Wolfgang Goethe, Oscar Wilde etc.), la loro voce melodiosa ammaliava i naviganti che spesso naufragavano contro le sue rocce.

La regina Giovanna Durazzo amava essere corteggiata e sedurre uomini nobili e ricchi. Raggiunto il suo scopo, lasciava cadere dalla finestre il malcapitato amante del momento per poterlo sostituire.

Le origini di Punta Campanella.
Vi sono due leggende legate all’etimologia di Punta Campanella.
Si narra che durante un’incursione saracena fu saccheggiata anche la chiesa di Sant’Antonino Abate e una nave con una flotta pirata fu impedita da una forza misteriosa nel procedere.
I predoni decisero allora di buttare in mare parte del bottino. Non appena gettarono la campana di bronzo di Sant’Antonino si levò un vento fortissimo e il vascello riuscì a doppiare la punta.
Ogni 14 febbraio, festa del santo protettore, si sente il suono della campana sott'acqua.
Un’altra leggenda tramanda che sulla Torre Minerva i soldati si avvalessero di una campanella per segnalare eventuali incursioni saracene.

Le palme di confetti
La domenica delle Palme a Sorrento e nei paesi limitrofi si suole portare a benedire non solo i rami di ulivo ma anche le palme di confetti.
Le leggenda risale ad un giorno di aprile del 1551. Improvvisamente le campane delle chiese iniziarono a suonare per avvisare i cittadini che imbarcazioni turche avanzavano pericolosamente verso la costa.
Mare mosso e forte vento fecero inabissare le barche.
Solo una schiava ebbe la meglio. Un pescatore la raccolse dalla spiaggia e la condusse in chiesa durante la celebrazione della messa per la domenica delle Palme.
La fanciulla si prostrò all’altare e offrì in dono un sacchetto di confetti che aveva con sé.
Gli abitanti furono colpiti poiché non conoscevano i confetti, così da allora la giovane schiava insegnò a tutti come confezionare le palme di confetti.

Il bavaglino del Bambino Gesù
Si narra che un’anziana signora stesse ricamando un fiore su di un bavaglino.
Era molto stanca così si mise a contemplare il cielo e fissò una grande nuvola. Essa si tramutò in un grande fiocco che la donna raccolse nel suo velo. Il fiocco si trasformò in un filo di seta che andò a comporre il fiore non ancora terminato. Le campane suonarono a festa, le stelle si tramutarono in fiori d’arancio e ricoprirono tutti i giardini sorrentini.
                        
Il miracolo di Sant’Antonino
Sant’Antonino salvò la vita a dei bambini aggrediti da un pesce enorme mentre giocavano sulla spiaggia.

Uno dei piccoli era stato divorato. Le urla disperate della mamma furono udite da Sant’Antonino, umile abate del monastero di Sant’Agrippino. Questi ordinò al “mostro” di restituire il bimbo e il pesce vomitò sulla sabbia Pasqualino incolume.


Films girati a Sorrento

Nel 1955 Sorrento è stato set cinematografico di “Pane amore e...” di Dino Risi. Attori protagonisti: Sofia Loren e Vittorio De Sica. Sono state altresì girate nella cittadina partenopea numerose scene di "Capri", fiction trasmessa su Rai 1 nell'autunno del 2006.
Sorrento ospita anche la nota rassegna cinematografica “Incontri Internazionali del Cinema”.

Citazioni di viaggiatori illustri:

Immagino che il paradiso terrestre abbia press’a poco l’aspetto del Capo di Sorrento. Davanti alla mia finestra si stende un mare di smeraldo, boschi d’ulivi, d’aranci e di limoni si arrampicano fino all’uscio si casa. Solo ora comincio a riprendere i sensi davanti tutta questa grazia di Dio.
Isaak E. Babel, 1961

Ricordo bene il luogo e il momento in cui la macchina che mi portava sulla strada che sale da Sorrento verso Sant’Agata scavalcò il dorso della penisola sorrentina e di colpo m’apparve l’altro mare, il golfo di Sorrento, e le piccole isole Sirenuse, e tutto il paesaggio intorno a me fu all’improvviso arido, nudo e selvaggio, senza un albero, senza una casa, e davanti c’era solo una serie di curve a precipizio sul mare, laggiù nello sprofondo, e la stradina che s’avventurava ardita tra sipari di roccia costeggiando un abisso dietro l’altro.
Raffaele La Capria, 1992

 

 

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