L'Associazione Socio-Culturale OcchiettiNeri è vicina ai traumatizzati cranici.
Da oggi parte una campagna di sensibilizzazione volta a far conoscere al vasto pubblico i problemi ai quali devono far fronte i malati e le loro famiglie.
Ci viene in aiuto l'ASSOCIAZIONE AMICI DI SAMUEL e della persona del dott.Stefano Pelliccioli, Presidente dell'Associazione.
Lo scopo della suddetta associazione è di aiutare le famiglie che vivono il dramma di un loro caro cerebroleso.
OcchiettiNeri si fa portavoce della storia di Samuel, figlio del dott. Pelliccioli.
Un ragazzo che circa 10 anni fa subì un incidente che lo portò al coma vegetale. Solo la caparbia, la tenacia, l’amore e le cure riabilitative hanno consentito a Samuel di uscire dal tunnel e ritornare a vivere.
Una speranza, senza illusioni, che deve giungere nei cuori e nelle menti delle persone che hanno familiari in simile condizioni al fine di non darsi per vinti, ma continuare a lottare.

Riportiamo la prefazione del libro "Domani si parte".

Il sole splendente nel cielo, pur nella fredda giornata di quel febbraio 96, osservava compiaciuto quel ragazzo che, impaziente a cavallo della sua moto, aspettava il via libera dal semaforo per correre al lavoro.
Il suo Papà nel salutarlo, all' uscita di casa, quasi a presagire qualcosa , gli aveva accarezzato teneramente il braccio.
Ma beffarda e sorniona la sorte lo aspettava alla prima curva per calare sul banco, nella partita della vita , il suo jolly col colore nero della morte.
Al segnale verde lanciò la sua moto mentre il destino si concretizzava in una congestione che gli causò uno svenimento e la relativa rovinosa caduta.
Samuel, quale uccello che cercava di sfuggire al suo destino, volò lontano dalla moto impazzita ma nella ricaduta l' impatto con l' asfalto, nonostante il casco di qualità, gli provocò delle devastanti lesioni al cervello.

Al Pronto Soccorso, Samuel, senza un graffio ne una goccia di sangue versata, sembrava dormire, ma la porta della vita si stava chiudendo alle sue spalle ed io, suo Padre, non volevo arrendermi; il mio Samuel non poteva finire così.

Solo la speranza, riposta nella Fede. mi consentiva di non darmi per vinto e non impazzire; in una scala della vita, scritta dalla scienza medica, che andava da zero per le Persone sane fino a 25 per le Persone morte, Samuel aveva salito questi gradini così di corsa che anche il 24,° raggiunto da ormai da diverse settimane, stava per essere abbandonato per tornare a ricongiungersi a Dio.
Solo Lui sapeva quanta sofferenza, quante preghiere e quanta volontà era servita per poterlo fermare ad un passo dalla morte.
La Morte, sorniona e ghignante, aspettava il momento propizio per rapire mio Figlio ma io fortissimamente non volevo e lottavo contro le diagnosi mediche che non lasciavano spazio neanche alla più tenue speranza.
Iniziò cosi,' per 45 giorni, il calvario della Rianimazione con Samuel che, in stato di coma vegetale, giaceva nel letto con due sonde impiantate nel cranio per misurare il residuo spazio rimanente per un possibile ritorno alla vita.
La situazione era impossibile e solo l' amore che nutrivo per Lui mi obbligava a ripetermi ossessivamente che non poteva assolutamente finire così.
Il ricovera a Mozzo (Bg) in un centro di riabilitazione non migliorò la situazione che precipitò addirittura dapprima con il subentro di una paresi irreversibile alla parte sx del corpo quindi piombo,' nel più cupo sconforto, quando la risposta dei Medici sanzionò che " Solo un miracolo poteva permettergli di uscire dal come vegetale".
Il sole splendente, che aveva assistito all' incidente di mio Figlio, s' era spento dal dolore e l' ECLISSE TOTALE DI SOLE che ne era seguita non era ancora terminata in quanto il nero, che è il colore della morte, dominava ancora sovrano.
Ma la Fede, la Speranza e la volontà di riaverlo mi obbligava a non credere alla ineluttabilità della morte, perché, solo se ci credi intensamente i miracoli, a volte, avvengono.
La lotta che intrapresi contro le sentenze dei Medici, che non lasciavano alcuno spazio, mi fortificava sempre di più.
Non volevo che venisse scritta la parola fine sulla sua esistenza.
Quando venne dimesso dall' Ospedale, perché non c' era altro da fare, non mi detti per sconfitto ma centuplicai la mia voglia di salvarLo.
La presenza asfissiante alimentata dall' amore, il continuo stimolo con tutti i mezzi possibili e la presenza degli Amici non gli permisero di salire l' ultimo gradino che ancora mancava per raggiungere l' infausta vetta.
La morte, come si fosse stancata di questa partita, allentò un poco la sua attenzione ed improvvisamente incominciò a ritornare la luce del sole.
Degli episodi che i Dottori dichiararono " inspiegabili " ma che io definivo " prodigi " incominciarono ad accadere.
Il 21 giugno alle 20.30 mi apparve un arcobaleno, dipinto in un cielo sereno,ed ebbi la sensazione che una voce mi dicesse che questo era un ponte che univa due isole distanti e che ridava loro la vita.
Alle 22.30 una telefonata mi confermò che due ore prima Samuel aveva aperto gli occhi e salutato i presenti ripiombando in seguito ancora in coma .
Questo mi confermò che il viaggio di ritorno era iniziato e ciò mi riempi di energia positiva. e di nuova determinazione.
C' era il suo amico del cuore Daimon, che io mandavo al posto mio in rianimazione nei 45 giorni che era rischio di vita, e solo Dio sa quanto ciò mi costasse convinto che la sua presenza gli desse uno stimolo diverso dal mio e, quasi a ringraziarmi di tutto questo, ,riusciva a raggiungerlo nel sonno del coma e quando parlava a Samuel, questi ancora in coma vigile, alzava il braccio destro e piangendo gli accarezzava il viso.
Il 6 agosto Daimon passò a salutarlo prima di partire per la Spagna, alla sera ci accorgemmo che voleva dirci qualcosa, dapprima mormorò qualcosa di incomprensibile poi, su nostra insistenza riuscì a farsi capire e pronunciò
" DOMANI SI PARTE, DOMANI SI PARTE ".
E dalla parole registrate emerge una voce lontana, quasi fosse appesa ad un filo del Destino .
"Domani si parte" segna l' inizio di una nuova sfida.
Samuel aveva dimostrato di voler tornare alla vita , di saper tenere ben salde le redini che lo richiamavano a questo mondo.
A quel punto accompagnai Samuel nei maggiori centri specializzati a Ferrara , Brescia a Fontanellato di Parma, ne seguii, giorno per giorno, i progressi e ogni volta fu come una nuova rinascita, l' entusiasmo mi offrì la carica per una nuova sfida .
Il futuro era un mistero, non potevo sapere come Samuel sarebbe tornato in vita quali sarebbero state le sue condizioni.
E' un recupero seppur lento, sostenuto a volte unicamente dalla Fede del Papà contro tutte le previsioni mediche e di semplice buon senso iniziò a concretizzarsi.
Samuel quando tornò a riaprire gli occhi sul mondo, senza alcuna spiegazione scientifica vide meglio di prima: ora gli mancano due diottrie, prima gliene mancavano quattro.
Nell' agosto 98, in un ristorante di Cesenatico, volle assolutamente sedersi su una sedia e, nonostante la diagnosi di paresi irreversibile e quasi 3 anni di carrozzina, si alzò in piedi e, a fatica, ma con determinazione, iniziò a camminare.
La carrozzella era già un ricordo quando a Brescia, Samuel affrontò l' operazione al braccio sinistro; si trattava di operare sull' osso del gomito e poi agire sui tendini, ritenuti atrofizzati dalla paralisi
L' intervento doveva durare più di tre ore, io ero nella cappella dell' Ospedale a pregare, una Suora mi rincuorò e mi invitò a ritornare in reparto nonostante mancassero ancora due ore alla durata prevista.
Rientrando in camera un Dottore mi informò che l' operazione era terminata e che i tendini non erano stati trattati in quanto, nonostante tre anni di paresi, essi non erano ancora atrofizzati.
Ormai, come un aquilone, mi libravo nell' aria orgoglioso della gioia che trasmettevo a quelli che vedevano questo miracolo anche se, ogni tanto, una tromba d' aria violenta ci trascinava a terra e dovevamo ricercare immediatamente una corrente ascensionale che ci riportasse in quota.
Drammatico fu il periodo che seguì al risveglio dal come vigile, quando, a causa della sua aggressività, arrivò addirittura a rompere con un calcio, il naso ad una signora che lo accudiva.
Per contenerlo e difenderci dalla sua violenza dovevamo mettere un guantone sulla mano e legare con lacci il braccio e la gamba destra.
Lo sconforto, la disperazione fu tremenda ma la voglia di vivere era tale che anche quella volta tornammo a veleggiare nel cielo illuminato dal sole che era tornato a risplendere.
Per poterlo seguire meglio mi licenziai dall' azienda presso cui lavoravo ed ora, ancora senza occupazione, posso dedicare tutto il mio tempo al recupero di Samuel.
Grazie a ciò sono riuscito a riportarlo ad una qualità di vita insperata, si è vero sono innamorato di Samuel, vivo per Lui, lavoro per Lui, respiro per Lui.
Non avrei mai pensato che si potesse voler bene ad una persona in modo così profondo.
E Lui, attaccato con la disperazione, a questo mondo, ricompare dal cono d' ombra dell' ECLISSE TOTALE DI SOLE che sta finendo.
Il suo sorriso e la sua voglia di vivere, risplendendo di luce propria, fanno ombra al sole stesso e, grazie all' aiuto di tutto e di tutti, cerca di ritornare ad un livello di vita che sia degno di tale nome.
Oggi, a 7 anni da quei giorni, Samuel sta ripercorrendo, seppur lentamente a ritroso quella scala che aveva scalato d' un balzo quel 16 febbraio del 1996.
Il gradino più basso di quella scala è ancora lontano, ma questo non è più così importante, quella guerra contro la morte l' abbiamo vinto ed ora possiamo tornare a cantare insieme la nostra canzone che diceva:
" Conto su di Te che hai la vita davanti,ma Io sento che l'importante è nel cuore per amare conta su di Me come Io conto su di Te".

 

>> CONTATTI PER IL SOSTEGNO ALLE FAMIGLIE <<

Additional information